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Trump e la tregua energetica tra Ucraina e Russia. Zelensky: «Ma io non ne sapevo niente»

Un accordo annunciato senza orari di decorrenza né comitati di controllo rischia di restare soltanto un'intenzione diplomatica

11 Ottobre 2026, 19:37

19:40

Trump e la tregua energetica tra Ucraina e Russa. Zelensky: «Ma io non ne sapevo niente»

Donald Trump ha annunciato su Truth Social che Russia e Ucraina avrebbero raggiunto un “cessate il fuoco energetico” con effetto immediato, invitando entrambe le parti a sospendere ogni ostilità contro gli impianti. Il messaggio dell’inquilino della Casa Bianca non specificava né la durata della tregua, né l’elenco delle infrastrutture da tutelare, né l’eventuale istituzione di meccanismi di controllo e verifica.

Nelle ore successive, l’esistenza di una vera intesa bilaterale è apparsa come una dichiarazione unilaterale di Washington, priva di conferme contestuali da parte dei governi coinvolti. Interpellato da Axios, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha affermato che l’annuncio costituiva per lui una novità, aggiungendo tuttavia che Kiev sarebbe pronta ad aderire alla tregua se anche Mosca facesse altrettanto. In un successivo intervento sul suo profilo X, Zelensky ha ribadito il sostegno di principio alla sospensione degli attacchi, chiarendo di attendere i dettagli operativi dagli Stati Uniti e sottolineando la necessità imprescindibile della partecipazione russa. In questa fase iniziale, le autorità di Mosca non hanno diffuso prese di posizione ufficiali e la Casa Bianca non ha offerto ulteriori chiarimenti sul contenuto o sulle modalità dell’intesa.

La posizione del governo ucraino resta improntata alla reciprocità: Zelensky si era già detto disposto a fermare le incursioni con droni contro le raffinerie in territorio russo a condizione che le forze di Mosca risparmiassero il sistema elettrico ucraino. Si tratta di un’apertura condizionata, che non equivale alla ratifica di un accordo compiuto.

La portata di un’eventuale sospensione degli attacchi è testimoniata dai danni subiti dalle infrastrutture civili ucraine dall’inizio del conflitto. In un’analisi pubblicata nell’ottobre 2025, l’Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA) ha stimato che la capacità di generazione elettrica disponibile e programmabile in Ucraina sia crollata dai circa 38 gigawatt precedenti al 2022 a soli 12 gigawatt dopo i raid della primavera 2024, con appena 3 gigawatt ripristinati prima dell’inverno 2024-2025.

Un secondo rapporto dell’IEA, diffuso nel febbraio 2026, evidenziava che durante le emergenze del gennaio precedente la domanda di picco aveva raggiunto i 18 gigawatt contro una capacità disponibile di soli 11 gigawatt. Il deficit di 7 gigawatt ha provocato blackout prolungati fino a 17 ore al giorno in diverse regioni, inclusa l’area metropolitana di Kiev, compromettendo l’erogazione di acqua e riscaldamento. Particolarmente critici gli attacchi a nodi di trasformazione e sottostazioni, che scollegano le centrali dalla rete di trasmissione e richiedono lunghi tempi di riparazione.

Un riferimento formale alla protezione delle infrastrutture energetiche risale al 25 marzo 2025, quando la Casa Bianca rese pubblici due comunicati separati al termine di colloqui tecnici a Riad con le delegazioni di Mosca e Kiev. Tali documenti delineavano misure applicative per attuare gli impegni presidenziali di vietare i bombardamenti sugli impianti energetici di entrambi i Paesi, insieme a intese sulla sicurezza della navigazione nel Mar Nero e ad accordi per il rientro di detenuti e minori.

Al momento, l’iniziativa si colloca in una fase intermedia: alla dichiarazione d’intenti di Washington fanno riscontro la disponibilità condizionata di Kiev nel segno della reciprocità e l’assenza di una ratifica pubblica immediata da parte russa. La possibile traduzione dell’annuncio in una tregua effettiva dipenderà dalla capacità delle parti di concordare impegni scritti, confini tecnici chiari e strumenti di verifica condivisi.