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Sondaggi in calo e stacco democratico, la spinta di Trump non basta ai repubblicani: la mappa dei seggi in bilico

Con la popolarità presidenziale ferma al 32%, la maggioranza uscente tenta il tutto per tutto moltiplicando i comizi negli Stati chiave

13 Ottobre 2026, 12:18

12:20

 Sondaggi in calo e stacco democratico, la spinta di Trump non basta ai repubblicani: la mappa dei seggi in bilico

A tre settimane dal voto del 3 novembre 2026, i repubblicani affrontano le elezioni di metà mandato immersi in un evidente paradosso. Da un lato, il presidente Donald Trump imprime un ritmo serrato alla campagna, con una maratona di 32 comizi in 17 Stati per galvanizzare l’elettorato conservatore e difendere il controllo del Congresso. Dall’altro, nelle competizioni più incerte e decisive, molti candidati sul territorio adottano una prudente presa di distanza strategica dalla Casa Bianca.

Una ricognizione di Reuters su 62 sfide in bilico tra Camera e Senato rileva che 41 candidati repubblicani hanno messo in campo tattiche per smarcarsi dal presidente o da specifiche decisioni della sua amministrazione. Le divergenze riguardano soprattutto singoli dossier politici — in 23 contese esaminate, 12 delle quali connesse al conflitto con l’Iran — mentre almeno una dozzina di candidati ha attenuato la visibilità del presidente nei propri canali ufficiali, rimuovendone nome, immagini o endorsement. L’obiettivo non è la rottura, ma una calibrata autonomia per mantenere l’appoggio della base e, al contempo, intercettare l’elettorato indipendente. A orientare queste scelte concorrono i sondaggi nazionali.

Una rilevazione Reuters/Ipsos conclusa il 5 ottobre registra il gradimento del presidente al 32%. Tra gli elettori registrati, il 44% propende per i democratici contro il 37% per i repubblicani; il divario si amplia tra gli indipendenti, con i democratici al 37%, i repubblicani al 21% e un 28% di indecisi. Per tentare di invertire la tendenza, il capo della Casa Bianca ha messo sul tavolo una proposta a effetto immediato: un «dividendo» di 5.000 dollari per ogni adulto, condizionato a una vittoria repubblicana e al mantenimento della maggioranza parlamentare.

L’annuncio, lanciato alla convention di Dallas il 9 settembre 2026, punta a intercettare le preoccupazioni economiche dei cittadini. La fattibilità del piano resta tuttavia incerta: secondo un’analisi del centro di fact-checking PolitiFact, il costo complessivo si attesterebbe intorno a 1.200 miliardi di dollari per una platea di circa 240 milioni di adulti. Trattandosi di un impegno elettorale privo di coperture e non di un provvedimento già approvato, la misura richiederebbe un preciso iter legislativo al Congresso, dove la Camera dei Rappresentanti detiene la competenza esclusiva nell’iniziativa dei progetti di legge sulle entrate.

Sul piano tattico si registra anche un cambiamento di tono sul voto per corrispondenza. Il 5 ottobre Trump ha esortato apertamente i propri sostenitori a utilizzare anche il voto postale — pur ribadendo la sua preferenza per il voto di persona —, superando le polemiche del passato per non penalizzare l’affluenza nelle aree rurali e conservatrici. L’attivismo della Casa Bianca si riflette inoltre nell’agenda dei viaggi in territori tradizionalmente favorevoli. Il 13 ottobre il presidente è atteso a Wasilla, in Alaska, per sostenere il senatore uscente Dan Sullivan nella sfida con la democratica Mary Peltola, prima di proseguire in Arizona e Montana.

Una mobilitazione che segnala come la contesa si sia accesa persino nelle roccaforti storiche. Malgrado una cassa imponente — che, secondo ricostruzioni dell’Associated Press, sfiorerebbe il miliardo di dollari —, vari dirigenti repubblicani temono che le risorse non bastino a compensare l’impopolarità della presidenza, l’inflazione sul costo della vita e le tensioni internazionali. Il 3 novembre saranno in palio tutti i 435 seggi della Camera e circa un terzo di quelli del Senato. L’esito non rinnoverà la carica presidenziale, ma determinerà gli equilibri istituzionali con cui l’amministrazione dovrà confrontarsi nei prossimi due anni.