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Giallo di Pietracatella: acquisito il server dell'istituto agrario per individuare ricerche sulla ricina

Perquisizioni in quattro scuole mentre l'inchiesta sul duplice avvelenamento di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara Di Vita a resta aperta

13 Ottobre 2026, 21:24

21:30

Giallo di Pietracatella: acquisito il server dell'istituto agrario per individuare ricerche sulla ricina

Un’acquisizione sull'intera rete che collega i settanta computer dell’istituto agrario con la speranza di individuare l’apparato da cui possa essere stata effettuata una ricerca con la parola 'ricinà. È durata sei ore e mezza la prima delle quattro perquisizioni in altrettante scuole disposte dalla procura di Larino in questa settimana per cercare di stringere il cerchio sul giallo di Pietracatella, il paesino del Molise dove lo scorso dicembre sono morte Antonella Di Ielsi e sua figlia Sara Di Vita, avvelenate con la ricina.

Un cerchio che, al momento, non annovera indagati ma solo supposizioni e indizi. A tal punto che gli stessi investigatori continuano a battere tutte le piste, compresa quella che vedrebbe Gianni Di Vita, il marito e papà delle vittime, obiettivo lui stesso dell’avvelenamento dello scorso dicembre. Forse una 'vendettà tramata da qualcuno finita invece per colpire due innocenti. L’altra pista, quella più accreditata, resta invece quella che riporta a relazioni nascoste e intrecci che avrebbero portato Antonella, la moglie di Gianni Di Vita, a chiedere la separazione, come si è scoperto poi dall’analisi dei messaggi del suo telefonino.

In attesa che dalla procura arrivino le prime iscrizioni nel registro degli indagati - che verosimilmente potrebbero scattare una volta che i magistrati riceveranno dalla Germania le analisi sui reperti sequestrati settimane fa nella casa di Pietracatella -, oggi ha preso il via la settimana delle perquisizioni delle scuole indicate dalla magistratura. Nell’Agrario di Riccia sono stati acquisiti i dati del server, un sistema centralizzato che gestisce tutte le connessioni all’interno della struttura. Nella scuola, dove durante le perquisizioni sono regolarmente proseguite le attività, lavora come tecnico di laboratorio il marito dell’insegnante amica di Gianni Di Vita, padre e marito delle vittime. L’uomo era regolarmente in servizio anche oggi durante le operazioni, alle quali ha assistito anche Gianni Alfonso, esperto informatico che assiste Vittorino Facciolla, il legale di Gianni Di Vita. «Dall’analisi del server - ha detto - potrebbero emergere le ricerche fatte. Si potrebbe anche risalire a quale pc ha fatto una determinata operazione tramite username e password, per ora però queste sono solo ipotesi». Al vaglio degli investigatori, infatti, ci sarebbero post pubblicati su alcuni forum online in cui si cita la parola 'ricinà. In un caso un utente, sedicente scrittore di romanzi a caccia di un’idea, chiede quale tipo di veleno possa essere usato per non lasciare traccia di un eventuale omicidio. Una domanda che risalirebbe proprio ai giorni del duplice omicidio.

Archiviata l’ispezione di questa mattina, ci sono ora altre tre perquisizioni in programma: domani sempre nel paesino in provincia di Campobasso, ma stavolta al liceo Scientifico (dove insegna la professoressa amica dell’ex sindaco) e poi ancora giovedì al liceo Classico di Campobasso (la scuola frequentata fino allo scorso anno scolastico da Sara e da sua sorella Alice) e infine venerdì al liceo delle Scienze Umane di Casacalenda (dove insegna invece Laura, cugina di Gianni Di Vita).

L’inchiesta sul caso di Pietracatella va avanti con un doppio binario: l’ipotesi di reato principale per duplice omicidio premeditato, che è ancora contro ignoti, e la parte aperta nell’immediatezza dei fatti, a dicembre, che ipotizza invece l'omicidio colposo con cinque medici indagati. La presenza del potente veleno è stata accertata solo dopo tre mesi di esami, svolti dall’istituto Maugeri di Pavia, ed è stato poi l’esito dell’autopsia a confermare che le due donne sono morte proprio a causa della ricina e non per una intossicazione alimentare come si era pensato in un primo momento. In questi mesi, come è più volte emerso, gli investigatori non hanno tralasciato alcuna pista e, proprio per questo, passeranno al setaccio tutti i computer dai quali potrebbe essere partita la ricerca dell’ormai nota ricina.