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Fuga dalla Sicilia: via 90 mila in 4 anni Lavoro e qualità della vita si cercano altrove

Di Michele Guccione

Palermo - Mai così tanti emigranti dal 2000. Da quando, circa vent’anni fa, è ripresa l’emigrazione dei siciliani verso il Nord Italia e i mercati esteri del lavoro, la media annua massima era stata di 10mila unità, ma negli ultimi cinque anni l’esodo è cresciuto sempre più fino a toccare le 30mila partenze nel 2017 e ora la triste conferma dell’Istat: i siciliani continuano in massa a cambiare residenza per motivi di lavoro. Infatti, lo scorso anno c’è stata un’ulteriore impennata e si è arrivati al top: l’Isola nel 2018 ha perso ben 25mila dei suoi “figli”. Per avere una portata del danno, basti pensare che quattro anni prima, a dicembre del 2014, la popolazione contava 5 milioni e 92mila persone. Significa che in quattro anni abbiamo perso 90mila cittadini, in media 22mila e 500 l’anno. Però la rilevazione Istat ci fornisce un andamento differenziato: 2mila in meno a fine 2014, poi si sale a 18mila in meno a fine 2015, un calo di altri 18mila a fine 2016, ben 30 mila in meno a fine 2017 e 25mila in meno a fine 2018. Un calo demografico eccessivo, che potrebbe anticipare, continuando questo trend precipitoso, la previsione Istat che vede in Sicilia un milione di abitanti in meno da qui al 2065.

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È stato proprio l’istituto di statistica, ieri, a certificare questa ennesima emergenza. La popolazione registrata ad inizio dell’anno scorso era composta da 5 milioni e 27mila unità; alla fine dei dodici mesi i “superstiti” di un anno di fortissima crisi sono risultati 5 milioni e 2mila. La perdita è stata del 4,9 per mille. In pratica, ogni mille abitanti, cinque hanno deciso di fare le valigie, stanchi di un sistema inaccessibile che mortifica sacrifici e merito e che gestisce l’accesso al lavoro solo tramite clientele e raccomandazioni.

Come si arriva a questi numeri? L’Istat anzitutto ha rilevato il fortissimo calo di nascite. Nel report non è specificato il dato della Sicilia, però nell’Isola, facendo il saldo fra nuovi nati e deceduti, viene fuori un meno 10.600, quindi i decessi hanno superato di gran lunga le nascite. Ci sono poi i flussi con l’estero: in questo caso gli immigrati che hanno preso residenza sono stati 6.900 in più dei siciliani che sono andati a lavorare all’estero. Il fenomeno, invece, che determina il crollo della popolazione è l’emigrazione verso il Centro-Nord: quelli che hanno lasciato la loro terra sono stati 16.400 in più di quelli che dal Nord sono venuti a lavorare in Sicilia. Ci sono infine i trasferimenti per altri motivi, come i pensionati che vanno a vivere all’estero per non pagare tasse. Anche in questo caso la fuga dalla Sicilia è molto più intensa: sono stati 4.400 in più degli stranieri che hanno scelto di venire a vivere nelle dimore del Sud-Est isolano. La somma di tutti questi saldi presenta un calo demografico di 25mila unità.

Scendendo in dettaglio sull’emigrazione, dalla Sicilia sono andate via all’estero 2,8 persone ogni mille abitanti e si sono insediati 4 immigrati ogni mille abitanti. Invece hanno lasciato l’Isola per un’altra regione italiana 6,5 unità ogni mille residenti e sono venuti a vivere o lavorare nella nostra terra 4 soggetti ogni mille abitanti. Nel Mezzogiorno i saldi migratori sono sempre negativi e la perdita di popolazione dell’intera area è pari a oltre 65mila individui, il 58% dei quali dalle sole Campania e Sicilia. Si badi bene, la Sicilia non è la peggiore. Più martoriati sono stati Molise, Basilicata e Sardegna.

Ad incidere sulla scelta di emigrare non è solo la mancanza di lavoro, c’è anche la bassissima qualità di vita. Infatti, rispetto all’aspettativa di vita alla nascita, l’Istat ci dice che l’Isola è terz’ultima nel Paese riguardo alla durata della vita degli uomini (79,9 anni in media) e penultima per le donne, che però vivono più a lungo (84 anni).

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