Madre vittima Rigopiano, potevano essere salvati
"Che il loro sacrificio sia valso a qualcosa" auspica Pastorelli
L’attesa snervante, il rinvio di qualche giorno, poi la lettura. E i pianti. «Abbiamo visto riconosciuto in parte il dolore di genitori». È questo uno dei primi commenti dei parenti delle vittime della tragedia di Rigopiano che hanno assistito alla sentenza della Cassazione nell’Aula Magna del secondo piano a Roma. Nello stesso tempo la rabbia non accenna a diminuire perché, come ha provato a sfogarsi Antonella Pastorelli, madre di Alessandro Riccetti, il receptionist di Terni morto per la valanga che travolse l’hotel, si tratta di una decisione «che ci restituisce un pò di fiducia», ma «non i nostri cari». «La speranza è che questa tragedia abbia insegnato qualcosa alle istituzioni, a tutti - ha detto Pastorelli - Potevano essere salvati, quel maledetto giorno, se solo ci fosse stata la consapevolezza della situazione e chiarezza sulle azioni da attuare. Si sono sentiti abbandonati, i nostri cari. E spero che mai più accada qualcosa di simile. Che il loro sacrificio sia valso a qualcosa».
Ma la battaglia non finisce qui e in molti hanno continuato a dire: «Andremo tutti a Perugia e siamo pronti a lottare ancora e fino alla fine. I dirigenti della Regione? Come negare le loro responsabilità? Ci si aspettava di più ma un cambio di rotta è stato dato eccome. Forse sarà la prima volta in 8 anni che il 18 gennaio andremo tutti insieme a celebrare i nostri cari con un cenno di sorriso sul volto», spiegano. Dal palazzo di Giustizia di Pescara intanto non arriva nessun commento ma trapela solo una composta soddisfazione, specialmente per il fine positivo di una impostazione processuale corretta sin dalle prime battute di indagine. Per Giandomenico Caiazza, legale difensore dell’ex prefetto di Pescara Francesco Provolo, la sentenza invece ha l’effetto di cancellare «l'infamia a carico di Provolo, ritenuto da molti come il principale colpevole di questa tragedia. Cadono le infamanti accuse di depistaggio e omicidio colposo plurimo. Resta la condanna per omissione in atti di ufficio e falso che non condividiamo ma che accettiamo serenamente».
Sui dirigenti della Regione, cautela del presidente Marco Marsilio: «Ribadisco il dovere, come rappresentante delle Istituzioni, di rispettare la sentenza e di prendere atto della decisione del giudice, ma attendo fiducioso il verdetto di Perugia sulle responsabilità dei dirigenti regionali. Nessuna decisione, comunque, potrà mai cancellare il dolore dei parenti di chi oggi non c'è più».