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Caso Almasri, le opposizioni chiedono Meloni in Aula e bloccano i lavori del Senato sino a martedì prossimo

Redazione La Sicilia

29 Gennaio 2025, 14:11

meloni

Lavori del Senato sospesi fino a martedì 4 febbraio, quando si svolgerà alle 15 la conferenza dei capigruppo per stabilire il nuovo calendario dei lavori. E’ quanto stabilito oggi dalla capigruppo appena terminata in Senato, chiesta dalle opposizioni che lamentano la mancata informativa sul caso Almasri da parte dei ministri Nordio e Piantedosi. Pd, M5S, Avs e Italia Viva, hanno chiesto che la stessa premier venga a riferire in Aula sulla vicenda del libico rilasciato dalle autorità italiane.

"Non andremo avanti con i lavori fino a quando il governo non chiarirà i contorni di questa vicenda", ha detto lasciando la capigruppo, il presidente dei senatori del Pd, Francesco Boccia. "E' una vicenda politica e non giudiziaria molto grave -ha sottolineato- Possono esserci stati patti tra il governo italiano e quello libico, in quel caso il governo sarebbe complice di un sistema di gestione delle migrazioni che non rispetta i diritti umani. Non vorremmo un governo complice dei sistemi di tortura libici".

Stefano Patuanelli, capigruppo del M5s spiega che "c'era la disponibilità del ministro Ciriani, ad intervenire anche oggi, ma non abbiamo colto, è del tutto evidente che non è sufficiente". "Per rispetto della magistratura -spiega- dal governo dicono che non possono venire per l’informativa, ma poi nel video Meloni attacca i magistrati". "Vogliamo che il premier quando fa i video dica la verità, che quanto ricevuto non è un avviso di garanzia".

Per Peppe De Cristofaro di Avs "nel video Meloni, che dice menzogne, ha detto di non essere ricattabile, io penso esattamente il contrario, il nostro governo è sotto ricatto dei libici. Meloni deve venire in Aula a spiegare". Il capogruppo di Italia Viva attacca: "non si è mai visto che un ministro oggetto di una comunicazione di iscrizione a una attività giudiziaria si sia sottratto al confronto in Parlamento. Abbiamo avuto premier indagati che venivano in Aula e discutevano, così come hanno fatto ministri. Qui si prende a pretesto una questione di assoluta ordinarietà giudiziaria per non confrontarsi con il parlamento".