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Coronavirus, Ricciardi (Oms): «In Italia c'è stata una sovrastima dei casi»

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Coronavirus, Ricciardi (Oms): «In Italia c'è stata una sovrastima dei casi»

Di Manuela Correra

ROMA Al momento non si può escludere un ulteriore aumento dei casi di positività al nuovo coronavirus SarsCov2 in Italia: una situazione che va fronteggiata con una strategia del "detect and contain" - ovvero del "trova e contieni" - che sia unica e nazionale. A indicarlo è Walter Ricciardi, membro italiano del Comitato esecutivo dell’Organizzazione mondiale della sanità e consulente del ministro della Salute, sulla base del trend dell’emergenza coronavirus nel nostro Paese.
Considerando i due focolai in Italia, in Lombardia e Veneto, spiega Ricciardi, «è presumibile che possano essere identificati nuovi casi "puntiformi" in altre aree del Paese. Ovvero casi isolati di soggetti che hanno avuto contatti con le aree a rischio e, dunque, legati ai due focolai principali».

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E’ quello che è successo negli ultimi giorni in Sicilia e Marche, dove per ognuna delle Regioni è stato confermato un caso di contagio e si trattava in entrambe le situazioni di soggetti che erano stati in Lombardia: «Casi singoli di questo tipo vanno, appunto, "trovati e contenuti" attraverso l’isolamento, in modo da evitare trasmissioni secondarie ad altri soggetti. Solo in presenza di sintomi va invece effettuato il test». Fondamentale è dunque, secondo l’esperto, adottare la strategia del "detect and contain" sul territorio generale per rintracciare tutti gli eventuali casi legati ai focolai principali. Nelle zone più colpite di Lombardia e Veneto, invece, «bisogna continuare, per il momento, a tenere chiuse le zone rosse».

Quanto alle cifre del contagio, che collocano l’Italia al terzo posto dopo Cina e Corea del sud, la spiegazione, secondo Ricciardi, sta nel numero dei test tampone eseguiti: «In Italia sono stati effettuati oltre 10mila test per la rilevazione del nuovo coronavirus, contro i meno di mille in Germania e Francia». Ciò «si spiega con il fatto che alcune Regioni non hanno inizialmente seguito le linee guida basate sulla evidenza scientifica, che prevedevano di eseguire il test solo su soggetti sintomatici con "fattori di rischio" legati a provenienza e contatti avuti. Alcune Regioni - ha affermato - hanno esteso i test e ciò ha generato una sovrastima dei casi».

La "questione numeri" continua dunque ad essere al centro del dibattito, anche da un punto di vista interpratetivo. Così, secondo l’esperto, «i casi confermati di contagio nel nostro Paese sono al momento poco più di 190 e sono quelli che hanno avuto la conferma di positività a seguito del secondo test effettuato dall’Istituto superiore di sanità (Iss)». Nel numero totale di contagiati indicato ad oggi, e pari a 400, chiarisce, «sono invece inclusi tutti i soggetti risultati positivi ai test delle Regioni, ma per vari di essi manca ancora la conferma del secondo test dell’Iss».

Ad ogni modo, ribadisce, «bisogna ricordare, contro gli allarmismi, che la malattia Covid-19 da SarsCov2 nell’80% dei casi guarisce in modo benigno, nel 15% dei casi necessita di qualche ausilio e solo nel 5% comporta il ricovero in rianimazione. Tra coloro in rianimazione, la mortalità è del 3%». Resta, tuttavia, l’alto tasso di contagiosità di questo virus. Per questo, avvertono alcuni tra i più autorevoli epidemiologi e virologi dalle pagine delle riviste Science e Nature, l’emergenza legata al SarsCov2 sta entrando in una «nuova fase e siamo a un passo dalla pandemia».

«L'identificazione di casi precedentemente non riconosciuti in gran numero in Iran e Italia, oltre che Corea del sud, ci mostra che è impossibile contenere il coronavirus», commenta su Nature Ben Cowling, epidemiologo dell’università di Hong Kong. Anche per Christopher Dye, dell’università di Oxford, la finestra di contenimento del virus è quasi ormai chiusa. Per prepararsi a ciò che sta per arrivare, concludono gli esperti, gli ospedali devono fare scorta di materiale di protezione respiratoria e aggiungere posti letto, mentre andranno aumentate le vaccinazioni per influenza e infezioni da pneumococco, per ridurre il carico delle patologie respiratorie, e rendere più semplice l’identificazione dei casi di Covid-19.

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