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Virus e scuole chiuse, continua la polemica tra scienziati: «Indispensabile». «No, esagerato»

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Virus e scuole chiuse, continua la polemica tra scienziati: «Indispensabile». «No, esagerato»

Di Redazione

ROMA - La decisione arrivata nel tardo pomeriggio di ieri sulla chiusura delle scuole non ha mancato di suscitare qualche polemica tra - come li ha chiamati su Twitter l'epidemiologo Pier Luigi Lopalco dell’Università di Pisa - "chiusuristi" e "aperturisti". E anche il Comitato tecnico nominato dalla Protezione civile, a quanto si apprende, alla fine ieri nel suo parere sarebbe stato "freddo" rispetto alla misura adottata poi dal Governo.

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Secondo gli esperti questo intervento sarebbe stato infatti privo di «adeguata evidenza scientifica» e non proporzionato alla situazione epidemiologica delle altre regioni, quelle dove le scuole non erano state ancora chiuse. Il documento finale, prodotto all’unanimità, non sarebbe stato dunque né pro né contro la chiusura. La decisione poi sarebbe stata quindi politica, anche per le pressioni provenienti dai governatori di tante Regione a favore della sospensione delle attività didattiche. 

Ma nel mondo scientifico su questo tema restano posizioni diverse. «E' stata una decisione politica e a mio parere esagerata, il comitato tecnico-scientifico non era completamente d’accordo» ha detto Matteo Bassetti, direttore della Clinica delle malattie infettive dell’ospedale San Martino di Genova e presidente della Società italiana terapia anti-infettiva (Sita), commentando la decisione del governo.

Ma chiudere asili e scuole ha una validità epidemiologica contro il coronavirus? «Ad oggi sappiamo che i bambini sono meno colpiti, ma non sappiamo se possano essere dei vettori e portare il coronavirus in casa, dove ci sono nonni magari fragili. La scuola, come tutti sanno, è un ricettacolo di organismi patogeni e quindi, da un punto di vista epidemiologico, può avere un senso interrompere le lezioni, ma il nodo è per quanto tempo. Cosa succederà dopo il 15 marzo? - si domanda Bassetti - Ad oggi non possiamo prevederlo».

«Se ci sono dei tecnici vanno ascoltati - conclude Bassetti - altrimenti è inutile. Suppongo che dietro la decisione ci sia anche la necessità di uniformare il percorso delle chiusure degli istituti, altrimenti avremmo una parte di studenti che ha perso settimane di lezione e un’altra che invece ha proseguito il percorso».

Di tutt'altro parere il virologo Roberto Burioni che su Twitter scrive: «Considerati i numeri attuali, la chiusura delle scuole è un provvedimento indispensabile. Mi stupisco che qualcuno con un minimo di raziocinio possa non essere d’accordo». 

«Molti - aggiunge Burioni citando le parole dell’epidemiologo Pierluigi Lopalco - stanno usando l’assenza di evidenze per contestare la misura che chiude le scuole. Sfido chiunque a trovare una pubblicazione su come prevenire la diffusione di un virus comparso pochi mesi fa sulla faccia della Terra».

Secondo l'Istituto Superiore di Sanità, lo scopo delle misure di distanziamento introdotte, che vanno dalla chiusura di scuole ai provvedimenti che limitano l’assembramento di persone è «spostare in avanti nel tempo il picco epidemico, riducendone l’altezza e di fatto "spalmando" i casi su un arco temporale più lungo». «Una grande ondata epidemica, con un picco di casi concentrata in un breve periodo iniziale» sarebbe, infatti, lo «scenario peggiore durante un’epidemia, per via della sua difficoltà di gestione». Soprattutto, come nel caso del Sars-Cov-2, nel contesto di un sistema sanitario che era «già stressato dall’impennata dei casi di influenza stagionale». 

Quindi l'obiettivo è «ridurre la velocità di diffusione del coronavirus» e sull'efficacia delle misure di distanziamento - sottolinenao gli esperti dell'Iss - «esistono diversi studi, molti dei quali condotti su epidemie e pandemie del passato», che ne hanno «generalmente si sono dimostrate efficaci». In generale, comunque, conclude l’Iss, «l'introduzione di ogni provvedimento viene valutato attentamente, perché ognuna delle misure porta dei costi sociali diretti o indiretti che possono essere molto alti». 

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