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Dalla proroga della Cig al no ai licenziamenti, il piano di Conte per il rilancio

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Dalla proroga della Cig al no ai licenziamenti, il piano di Conte per il rilancio

Di Giampaolo Grassi

ROMA -  Giuseppe Conte continua a tessere la sua tela, abbozzando a villa Phampilj i tratti di quello che dovrà essere il progetto di rilancio del Paese, sulla spinta dei fondi miliardari in arrivo dall’Unione Europea. Ma mente striglia le opposizioni per aver disertato gli Stati Generali, riceve lo schiaffo di Confindustria. «Dal governo mi sarei aspettato un piano ben dettagliato», dice Carlo Bonomi, annunciandone uno degli industriali. Anche il centrodestra va all’attacco: «Al governo c'è un modello misto Cgil-Venezuela», ironizza Matteo Salvini, riferendosi agli incontri di villa Phampilj e alla polemica sui presunti finanziamenti che il M5S avrebbe ricevuto da Maduro. Conte cerca comunque di tener fuori dagli Stati Generali le beghe quotidiane della politica. E se i sondaggi lo danno come papabile per la leadership del M5s, lui glissa: «Lo dico ai miei compagni di viaggio, se domani tornerò alla mia occupazione sarò soddisfatto».

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La giornata di Conte è servita a fare il punto sul tema lavoro, con gli incontri con i sindacati e l’annuncio di un decreto legge per «estendere di 4 settimane la Cig, garantendola a tutti i lavoratori, per tutto il tempo che sarà necessario in questa fase». Conte spiega che il piano di rilancio mirerà alla «tutela del reddito dei lavoratori e alla promozione della qualità del lavoro» e che in cantiere c'è una riforma degli ammortizzatori sociali: «A differenza di altri governi non lasciamo i lavoratori, non li abbandoniamo per strada, non consentiamo che siano licenziati. Il nostro Paese richiede un grande sforzo - ribadisce - abbiamo il dovere e la responsabilità di programmare non tanto un ritorno alla normalità nel senso di ripristinare lo status quo ante».

Malgrado Conte dica no alla patrimoniale, il quadro che tratteggia il premier non convince Confindustria. A dir la verità, il presidente Bonomi non è mai stato un estimatore del governo. Fresco di elezione disse che la politica rischia di far più danni del covid. Ora rincara e attacca il governo. Perché, a suo avviso, quello che Conte sta preparando a villa Pamphilj non è, come si aspettava, «un piano ben dettagliato, con un cronoprogramma, con gli effetti attesi, in quanto tempo, gli effetti sul Pil». E quindi, dice Bonomi, «andremo a Villa Pamphili dicendo quello che pensiamo e soprattutto presentando un nostro piano ben preciso».

A fine giornata Conte preferisce non scavare di più il fossato. «Ben venga il piano di Confindustria», risponde, ricordando con un filo di sarcasmo: «La battuta che avevo fatto a Confindustria, che non si presenti solo con un piano di taglio delle tasse, ha avuto effetto». Mentre cerca di schivare le bordate "esterne" alla politica, Conte lancia il suo appello alle opposizioni. Ma appello e sfida si confondono. «Vi assicuro - dice il presidente del consiglio - che dopo che termineremo questa settimana insisterò testardamente per avere un confronto con i rappresentanti delle opposizioni. Non raccogliere il nuovo invito, rende la democrazia italiana un po' singolare». E se la sede è un problema - dice Conte - allora la scelgano le opposizioni.

Dal centrodestra, qualche spiraglio pare aprirsi. Anche se Silvio Berlusconi bolla gli Stati Generali come una perdita di tempo: «Sono una passerella destinata solo ai giornali e alle televisioni». E la capogruppo azzurra alla Camera Mariastella Gelmini rincara: Conte «la smetta di recitare. Lo aspettiamo da 3 mesi, ma fugge dal confronto». Per la leader di Fdi, Giorgia Meloni, «l'ipocrisia di Conte non è più tollerabile: chiede il contributo dell’opposizione, ma poi chiede ed ottiene di sottrarsi al dibattito in Parlamento  sul prossimo Consiglio Europeo». Insomma, la strada del confronto c'è. Ma resta stretta. 

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