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Il sì di Draghi che ha sbloccato l'impasse col M5s: domani il voto su Rousseau, venerdì lo scioglimento della riserva

Di Chiara Scalise

ROMA - Anche in Italia ci sarà il superministero per la transizione ecologica. E’ il segnale che i vertici del M5s hanno chiesto a Draghi per sbloccare il voto sulla piattaforma Rousseau e portare la base del Movimento a sostenere il nuovo governo. Nessuna dichiarazione del premier incaricato, così come in molti fra i 5s chiedevano. A farsi ambasciatori sono gli ambientalisti: al termine dell’incontro con l’ex banchiere centrale, è il Wwf a dare la «buona notizia».

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La paternità della proposta porta il nome di Beppe Grillo, che avrebbe avuto anche contatti con Draghi per cercare di superare lo stallo. A questo punto il premier incaricato potrebbe prendersi ancora ventiquattrore di riflessione, necessarie per completare la squadra, e salire venerdì al Quirinale per sciogliere la riserva.

Mentre nella sala della Lupa Draghi incontra le parti sociali e il mondo dell’associazionismo nel corso della terza giornata di consultazioni, i riflettori sono puntati per tutto il tempo sui cinquestelle. Il Movimento è tormentato da giorni, gran parte della base in rivolta all’idea di dover entrare in un governo con Forza Italia e Lega. Il rischio spaccatura dietro l'angolo, con una serie di corollari che renderebbero complessa la vita stessa dell’esecutivo. E così Beppe Grillo decide in extremis di congelare il voto sulla piattaforma online: le promesse fatte durante i colloqui alla Camera, almeno sulla parte programmatica, devono trovare conferma pubblica. In cima alle richieste la creazione di un ministero che «fonda le competenze per lo sviluppo economico, l’energia e l’ambiente». E che nei desiderata dovrebbe poi essere guidato da un esponente cinquestelle.

L’idea è che così sarebbe agli atti un riconoscimento politico del Movimento, sufficiente a consentire una virata al sì anche dei militanti. Il quesito al quale dovranno rispondere nelle prossime ore ruota intorno alla parte programmatica senza però porre veti alla presenza di altre forze politiche, Lega inclusa, ma dando per scontato che sarà un governo «tecnico-politico». Intanto, Luigi Di Maio registra la propria soddisfazione: il ministero per la transizione green «è un’importante innovazione a beneficio dell’Italia». E Giuseppe Conte fa sapere che se fosse iscritto, «voterebbe sì».

A tutti gli interlocutori il riserbo di Draghi non sfugge. E nelle ore in cui prende forma la squadra di governo in pochi conoscono i nomi che andranno a occupare le caselle. Di certo è un lavoro che deve tenere conto di molti equilibri e la formula che continua a essere più gettonata è quella di un mix con presenze di tecnici in alcuni ministeri chiave e politici negli altri. Un modo per rafforzare il dialogo con i partiti e garantire una navigazione parlamentare più serena. Parlamento dove l’unica forza di opposizione dovrebbe essere quella di FdI, che potrebbe ambire alla presidenza del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica e probabilmente anche quella di altre commissioni di garanzia.

Mantenendo il proprio tratto dunque anche nell’ultima giornata delle consultazioni il Professore ascolta tutti, dalle banche al Terzo settore, ma non svela granché dei suoi progetti. Rinnovando il modello Ciampi, l’ex presidente della Bce sceglie di interloquire da subito con le parti sociali. Sindacati e Confindustria apprezzano e si dicono pronti a dargli il proprio sostegno.

Si parla ovviamente del lavoro, che non c'è, e i segretari generali di Cisl, Uil e Cgil chiedono che sia rinnovato il blocco dei licenziamenti in scadenza a fine marzo, così come la cassa Covid. Draghi garantisce il proprio «impegno" sulle cose da fare, anche se non tutte subito. Uscire dalle misure straordinarie con gradualità è quanto tutti i banchieri centrali considerano necessario, evidenzia il governatore di Bankitalia Ignazio Visco. Di certo, riferisce chi ha avuto modo di parlare con Draghi, uno dei settori più colpiti dalla pandemia è il turismo e lì occorre investire. 

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