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M5s nella bufera dopo l'espulsione dei 15 senatori che hanno votato no a Draghi

Di Redazione

ROMA - Mentre a Montecitorio il dibattito sulla fiducia a Mario Draghi prosegue senza sorprese in attesa del voto che arriverà in serata, è ormai scissione nel M5s. Vito Crimi annuncia l’espulsione dei 15 senatori che ieri hanno votato no e avvia una verifica sulle motivazioni dei 6 senatori assenti. «Si collocano - sancisce il capo politico già messo in discussione dopo il voto sullo Statuto di ieri - nei fatti, all’opposizione. Per tale motivo non potranno più far parte del gruppo parlamentare del Movimento al Senato».

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La reazione dei dissidenti è da parte di alcuni violenta. «Queste decisioni mi ricordano un po' la Stasi in Germania, non vorrei che fossimo tornati indietro nel tempo», attacca il senatore del M5s Elio Lannutti, che annuncia ricorso. «Mi candido a far parte del comitato direttivo del M5S (da cui non sono espulsa). Credo che il 41% degli iscritti contrari ad allearsi con tutti, compresi Berlusconi, Salvini e Renzi, debbano essere rappresentati» rilancia Barbara Lezzi. E Mattia  Crucioli annuncia di lavorare a un nuovo gruppo parlamentare: «Tecnicamente siamo nel Misto ora, ma io voglio fare una opposizione seria, sto lavorando a un  gruppo che andrà all’opposizione». 

«Se Crimi voleva spaventare gli indecisi ha fatto la mossa sbagliata - ha detto un senatore tra i 15 espulsi - stanno arrivando tantissimi messaggi di solidarietà dalla Camera, e qualche deputato scrive che stasera ci dimostreranno che non siamo soli». Si sarebbe infatti allargato frena il fronte del no alla Camera, dove sarebbero "tra i 17 e i 23, allo stato attuale" i deputati che starebbero valutando il voto contrario. 

Parla d’alto il fondatore del Movimento Beppe Grillo che rilancia un post ecologista di una senatrice 5s in cui sostiene che per «passare da un regime di equilibrio (che realmente non lo è più) a un altro, l’unità, il patto verde è l'unica strada».

Un terremoto che non intacca i numeri di ferro del nuovo esecutivo. Dopo i 262 voti favorevoli ieri al Senato, anche a Montecitorio si attende una maggioranza larghissima se si escludono i 33 deputati di Fdi e la fronda M5s che si aggira tra i 10 ed i 30.

Anche nel centrodestra, ma al Parlamento europeo, l'arrivo di Draghi provoca qualche spostamento: oggi l'eurodeputato leghista Vincenzo Sofo ha annunciato in dissenso la decisione di lasciare il movimento guidato da Salvini e di passare al gruppo dei Conservatori e Riformisti (Ecr) guidato da Giorgia Meloni. Ma il leader leghista non si preoccupa e annuncia l’ingresso in tempi brevi nella Lega di nuovi parlamentari non solo da M5s. 

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