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Italia

Caso Eni-Nigeria, assolti Descalzi e gli altri: nessuna maxi-tangente

Di Francesca Brunati e Igor Greganti

MILANO - Erano stati portati a processo per quella che la Procura di Milano aveva definito la più grande tangente mai pagata da una società italiana, ma oggi tutti gli imputati sono stati assolti in primo grado «perché il fatto non sussiste».

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Si chiude così il processo per una presunta corruzione internazionale legata all’acquisizione da parte di Eni e Shell dei diritti di esplorazione del giacimento petrolifero Opl245 in Nigeria. La settima sezione del Tribunale, presieduta da Marco Tremolada e con a latere i giudici Mauro Gallina e Alberto Carboni, dopo oltre 5 ore di camera di consiglio, ha deciso di assolvere, oltre ai due colossi dell’energia, l’ad della compagnia petrolifera Claudio Descalzi, il suo predecessore e attuale presidente del Milan Paolo Scaroni, gli ex manager operativi nel Paese africano Roberto Casula, Ciro Antonio Pagano e Vincenzo Armanna, i presunti intermediari Ednan Agaev, Gianfranco Falcioni e Luigi Bisignani, e l’ex ministro del petrolio nigeriano Dan Etete, titolare, con la Malabu, della licenza sul blocco petrolifero. E ancora la multinazionale olandese, l’allora presedente di Shell Foundation Malcom Brinded e gli ex manager Guy Jonathan Colegate, John Copleston e Peter Robinson.

I giudici, quindi, hanno cancellato l’ipotesi avanzata dal procuratore aggiunto Fabio De Pasquale e dal pm Sergio Spadaro di una maxi stecca di un miliardo e 92 milioni di dollari versata nell’aprile 2011 ai politici di Abuja con retrocessioni anche a dirigenti Eni e a coloro che erano ritenuti i mediatori dell’operazione. Ipotesi che aveva portato alla richiesta da parte dell’accusa di pene severe, fino a 10 anni, ma anche alla condanna a 4 anni di reclusione in abbreviato di altri due presunti mediatori, Obi Emeka e Gialnuca Di Nardo (a giorni per loro il processo d’appello).

Il verdetto, letto in una delle maxi aule in Fiera tra abbracci e occhi lucidi per la gioia nelle file della difesa e volti scuri dei pm, che quasi certamente impugneranno, arriva dopo tre anni di un dibattimento che si è svolto tra tensioni e colpi di scena, testimoni convocati e mai arrivati in aula o coimputati, in particolare Armanna, che hanno lanciato pesanti accuse e poi ritrattato la loro versione. «E' un risultato di grande civiltà giuridica»: è stato il commento di Nerio Diodà, legale del 'Cane a sei zampè. «Per me, che rappresento Eni, e i suoi circa 3 mila dipendenti e un centinaio di società in giro per il mondo - ha proseguito - è un onore poter dire che è estranea a qualsiasi illecito penale e amministrativo. Ci sono voluti anni, impegni, confronti anche duri, ma l’esito è da considerare una garanzia di giustizia equilibrata per tutti i cittadini».

«Finalmente a Claudio Descalzi è stata restituita la sua reputazione professionale e a Eni il suo ruolo di grande azienda», ha affermato la professoressa Paola Severino, difensore dell’ad del gruppo. «Speriamo di aver finito questo calvario - ha aggiunto Enrico de Castiglione, difensore di Scaroni - perché il mio assistito è sotto processo da 12 anni ed è stato assolto in tutti i gradi di giudizio per l’Algeria e sempre con formula piena». Anche per il caso Saipem-Algeria, infatti, sempre per l’accusa di corruzione internazionale, erano arrivate assoluzioni, pure per Eni, e definitive.

«Con questo verdetto il mio assistito è stato riabilitato di fronte alla comunità internazionale», ha spiegato Gian Filippo Schiaffino, legale di Falcioni, che fu console onorario in Nigeria. Soddisfatti tutti gli avvocati per aver visto accolta la loro tesi e cioè che i due gruppi «corrisposero per la licenza un prezzo d’acquisto congruo e ragionevole direttamente al Governo nigeriano, come contrattualmente previsto». «Dopo tre anni di dibattimento finalmente è stata riconosciuta l’integrità di Malcom Brinded», ha dichiarato l'avv. Marco Calleri, mentre l’ad di Shell Ben van Beurden ha tenuto a sottolineare che «abbiamo sempre sostenuto che l'accordo del 2011 fosse legittimo». Infine, Eni ha fatto sapere che «la sentenza ha finalmente stabilito che la società, l'amministratore delegato Claudio Descalzi e il management coinvolto nel procedimento hanno mantenuto una condotta assolutamente lecita e corretta». Entro 90 giorni i motivi delle assoluzioni e, poi, si presume una nuova partita in appello. 

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