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Italia

I ribelli del coprifuoco, il movimento IoApro: «Faremo a modo nostro»

Di Sandra Fischetti

Serrande alzate per tutte le attività, senza alcun limite di sorta e nessun coprifuoco. E spostamenti liberi tra le regioni di qualunque colore. Il Movimento Io Apro, già protagonista delle proteste di piazza, lancia la sfida al governo. E invita i propri iscritti e aderenti, ma lo sguardo è rivolto a circa 110mila attività, a ribellarsi, a partire da domani, senza atti di forza con la polizia, ma ricorrendo alla «disobbedienza civile».

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E dunque a non applicare le nuove regole dettate dall’esecutivo Draghi, ma il decreto riaperture varato dal proprio «governo ombra»: un sostanziale via libera a tutte le attività, dalla ristorazione alle attività sportive, agli spettacoli sino ai centri termali e ai parchi giochi, in nome dei diritti fondamentali sanciti dalla Costituzione.

Intanto sempre domani in 13 città capoluoghi di regione ci saranno flashmob delle imprese e dei liberi professionisti del settore Matrimoni ed eventi per protestare contro la mancata indicazione della data di ripartenza per le feste.

In 10 paginette su sfondo blu e il logo dello Stivale nazionale che campeggia sul tricolore, sono riassunte le norme di chi non ci sta. Si parte dai «comportamenti sempre validi». Il primo «comandamento» è aprire tutte le attività «come se fosse il 2019 e non chiudere più» e «imparare a conoscere i propri diritti per poterli esercitare». Regola numero due "attuare la disobbedienza civile nel rispetto dei diritti fondamentali dell’uomo e della Costituzione», e farlo anche con le forze di polizia, che «eseguono ordini» , in una forma «gentile», ricordando loro «l 'articolo 28 della Costituzione», quello che sancisce che «i funzionari e i dipendenti dello Stato e degli enti pubblici sono direttamente responsabili, secondo le leggi penali, civili e amministrative, degli atti compiuti in violazione di diritti».

Alle libertà sancite dalla Costituzione i ribelli si appellano per dire «no» ai divieti che permangono: «Dal 26 aprile puoi spostarti liberamente da una regione all’altra perchè gli articoli 16 e 120 te lo consentono», assicurano senza tentennamenti. Una zattera di salvataggio, la Carta fondamentale, che rende inutile anche il pass vaccinale: «non vi è la necessità» di portarlo con sè «per muoversi sul territorio nazionale, come sancisce la Costituzione negli articoli 13, 16 e 120».

Il resto delle regole è un «libera tutti» per ogni attività. Dal 26 aprile «i ristoranti saranno aperti a pranzo e cena anche al chiuso». Porte aperte al pubblico per «cinema, teatri, sale concerto ,live club senza alcun tipo di limitazione», così come per «le manifestazioni e gli eventi sportivi di tutte le tipologie». Consentito anche «lo svolgimento all’aperto e al chiuso di qualsiasi attività sportiva anche di contatto», assieme alla riapertura di piscine e palestre, «anche al chiuso». E ancora: ripartono fiere e congressi, «sono consentite le attività nei centri termali e possono riaprire i parchi tematici e di divertimento».

Non resta che attendere domani per capire quanti aderiranno alla protesta-provocazione di un movimento che assicura di non avere nessuna connotazione politica.

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