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Ddl Zan, tra Fedez e Salvini duello infinito e tensioni tra i partiti

Di Redazione

ROMA - Duello infinito tra Matteo Salvini e Fedez. Stavolta la polemica passa dai social, al consueto concertone del primo maggio: è da quel palco che il noto cantante sceglie di attaccare frontalmente la Lega, stavolta sul tema dell’omofobia.
Insomma, dopo le scintille del passato sulla sanità lombarda, i due tornano a scornarsi sul controverso disegno di legge Zan, approvato in prima lettura alla Camera il 4 novembre e ora all’esame della commissione Giustizia del Senato. Un testo che secondo Fedez va assolutamente approvato e che, invece, secondo Salvini, «introduce la criminalizzazione delle idee, introducendo la dottrina gender tra i bambini».

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I due si erano già punzecchiati nel pomeriggio. Salvini aveva messo le mani avanti prevedendo qualche «comizio de sinistra». Ma lo showdown avviene in serata, quando Fedez, in diretta tv, dalla Cavea dell’Auditorium Parco della Musica a Roma, va giù durissimo, elencando una dopo l’altra alcune frasi choc espresse da esponenti leghisti sull'omosessualità: " 'Se avessi un figlio gay lo brucerei nel fornò - sciorina Fedez - Giovanni De Paoli, consigliere regionale Lega Liguria; 'I gay? che inizino a comportarsi come tutte le persone normalì, Alessandro Rinaldi, consigliere per la Lega Reggio Emilia; «I gay vittime di aberrazioni della natura, Luca Lepore e Massimiliano Bastoni consiglieri regionali Lombardia"; «I gay sono una sciagura per la riproduzione e la conservazione della specie», Alberto Zelger, consigliere della Lega Nord a Verona». In tempo reale, la replica di Salvini: «Chi aggredisce un omosessuale o un eterosessuale, un bianco o un nero, un cristiano o un buddhista, un giovane o un anziano, rischia fino a 16 anni di carcere. È già così. Reinvito Fedez - scrive su Facebook - a bere un caffè, tranquilli, per parlare di libertà e di diritti».

Invito al dialogo che ripeterà anche nel pomeriggio di domenica, ospite di Barbara d’Urso. Ma qui, ammette in modo esplicito che le frasi citate da Fedez sono «disgustose». Detto questo Salvini non cede di un millimetro nel bocciare il ddl Zan: «Non mi piace perchè inserisce un nuovo reato inventato che darebbe ai giudici il potere di criminalizzare le idee, di processarle. Invece lavoriamo insieme per inasprire le pene, ma lasciamo fuori i valori, le famiglie, mamma e papà». E così riaccende la tensione con il centrosinistra. Tensione che arriva alle stelle anche sulla legge che istituisce una Commissione parlamentare d’inchiesta sull'uso politico della giustizia. Forza Italia, con il capogruppo alla Camera Roberto Occhiuto, ma a ruota anche Lega e FdI, accusano i due Presidenti delle Commissioni Affari costituzionali e Giustizia di aver nominato i due relatori, Stefano Ceccanti (Pd) e Federico Conte (LeU), senza alcun confronto. «I relatori - è la replica di Mario Perantoni e Giuseppe Brescia - svolgeranno il loro lavoro per le commissioni e non per parti di esse: è scorretto un giudizio preventivo di alcuni colleghi su quanto andranno a fare. Noi confermiamo la nostra fiducia, certi che faranno un ottimo lavoro». 

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