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Terremoto a Ragalna, le faglie e l'Etna: tutte le dinamiche spiegate dall'INGV
Il sisma e la contemporanea attività del vulcano potrebbero essere fenomeni non legati tra loro, ma gli scienziati stanno facendo accertamenti
Alle 7:05 di mercoledì 4 marzo 2026, la terra ha tremato con forza sul versante sud-occidentale dell'Etna. Un terremoto superficiale e "corto" di magnitudo 4.5, con epicentro a soli 3 chilometri a nord-ovest di Ragalna e un ipocentro localizzato a circa 3,8-4 km di profondità, ha svegliato bruscamente gran parte della Sicilia orientale. La scossa è stata avvertita distintamente non solo in provincia di Catania, ma anche nel Siracusano e fino al Messinese. Le prime ricognizioni della Protezione Civile segnalano l'assenza di danni diffusi, sebbene vi sia stato un forte spavento tra la popolazione, con conseguente intasamento dei centralini dei Vigili del Fuoco. A scopo precauzionale, diversi Comuni della cintura etnea hanno optato per la chiusura delle scuole per consentire i rilievi tecnici strutturali, mentre alcune testate locali hanno riportato segnalazioni di lievi lesioni murarie negli edifici più vicini all'epicentro.
La firma del vulcano: perché l'evento non sorprende gli esperti
Per gli esperti dell'INGV (Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia), questo evento sismico non rappresenta un'anomalia, bensì la traccia evidente del campo di stress che il vulcano impone alla crosta terrestre che lo ospita. L'area pedemontana compresa tra Ragalna, Biancavilla e Santa Maria di Licodia è storicamente caratterizzata da una sismicità "mista", dove complessi processi vulcano-tettonici si intrecciano costantemente con i movimenti di faglie attive. Come evidenziato dai ricercatori dell'Istituto, non ogni tremore è necessariamente il sintomo di un'eruzione imminente; piuttosto, la firma sismica ci racconta in tempo reale come e dove lo sforzo e l'energia si stanno ridistribuendo nel sistema sotterraneo.
A testimoniare questo naturale assestamento, nelle ore immediatamente successive alla scossa principale, la rete ha registrato uno sciame di almeno una dozzina di repliche con magnitudo comprese tra 1.2 e 2.7 e ipocentri tra 1 e 10 km. Questo "grappolo" di eventi secondari rappresenta il tipico e atteso rilascio progressivo di energia su una zona di frattura a seguito di un improvviso sisma vulcano-tettonico.
Il ruolo delle faglie locali e il precedente del 2018
La Protezione Civile regionale ha suggerito che l'evento e il relativo sciame possano essere legati alla faglia della Calcerana (o a strutture immediatamente adiacenti), una tesi perfettamente coerente con la geometria epicentrale e la profondità molto bassa della rottura. La storia recente del vulcano conferma che, sulle pendici etnee, anche magnitudo moderate possono innescare effetti marcati a livello locale: ne è un chiaro esempio il terremoto di magnitudo 4.9 avvenuto il 26 dicembre 2018 lungo la faglia di Fiandaca, anch'esso molto superficiale e strettamente legato alle intrusioni magmatiche.
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Due scosse, due dinamiche completamente diverse
Risulta fondamentale separare questo evento etneo da un'altra scossa registrata all'alba, alle 05:12, al largo della costa nord-orientale siciliana. Questo sisma di magnitudo 2.3, localizzato a ben 126-127 km di profondità nel settore messinese, è totalmente slegato dalle dinamiche dell'Etna. Appartiene infatti ai terremoti profondi causati dai lenti movimenti di subduzione della crosta nell'arco Tirrenico; la vicinanza temporale con l'evento di Ragalna è quindi unicamente una coincidenza geografica in una regione geologicamente molto attiva.
Il più ampio contesto vulcanico
Il terremoto di Ragalna si inserisce nel più vasto quadro di uno stato di agitazione "di fondo" del sistema etneo. Nei mesi più recenti, infatti, l'INGV ha documentato un'evoluzione dell'attività ai crateri sommitali (come la Voragine) e colate confinate all'interno della Valle del Bove. All'interno di questa cornice dinamica, una scossa di magnitudo 4.5 sul fianco sud-occidentale è coerente con i fisiologici meccanismi di fratturazione causati da un colosso in continua evoluzione.