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il caso

Cuba al buio e la folla assalta la sede del Partito comunista: il video di una sommossa senza precedenti

A Morón la frustrazione per blackout e carenze alimentari sfocia nell'attacco al PCC: fiamme, arresti e timori di una rottura nazionale

14 Marzo 2026, 21:10

21:20

Cuba al buio e la folla assalta la sede del Partito comunista: il video di una sommossa senza precedenti

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Nella notte tra il 14 marzo 2026 e l’alba successiva, Morón, nella provincia di Ciego de Ávila, è diventata l’epicentro di una sollevazione imprevista e senza perecedenti, almeno sin dal 1959 quando Fidel Castro ha preso il potere sull'Isola.

Esasperati dai prolungati blackout e dalla grave penuria di generi alimentari, gruppi di cittadini hanno preso d’assalto la sede locale del Partito Comunista di Cuba (PCC).

Quella che in un primo momento appariva come una protesta pacifica è rapidamente degenerata in aperta ribellione e in atti vandalici, un fenomeno rarissimo a Cuba, dove il dissenso pubblico viene di norma contenuto e disperso con prontezza dalle autorità.

I manifestanti hanno lanciato pietre contro la facciata dell’edificio, danneggiandola, quindi hanno trascinato all’esterno il mobilio della reception e lo hanno dato alle fiamme in mezzo alla carreggiata.

L’ondata di violenza ha investito anche le attività commerciali adiacenti, provocando danni a una farmacia e a un negozio. Le forze dell’ordine sono intervenute effettuando cinque arresti, mentre il Ministero dell’Interno ha aperto un’indagine formale.

L'accaduto appare come una “rottura simbolica” tra la cittadinanza e le istituzioni del potere locale. L’assalto di Morón non è un caso isolato, ma si inserisce in un contesto più ampio di malcontento, alimentato dall’ennesimo collasso della rete elettrica nelle province centrali e occidentali.

Le origini della crisi risalgono al 5 marzo 2026, quando un guasto a una caldaia della centrale “Antonio Guiteras” – impianto nevralgico per il sistema nazionale – ha innescato un blackout esteso e devastante.

La Unión Eléctrica (UNE) ha riconosciuto un grave deficit di generazione, aggravato dalle pressioni sulle reti di trasporto del carburante e dai continui razionamenti imposti alla popolazione.

Nonostante i tentativi di ripristino, nei giorni successivi una quota rilevantissima di famiglie è rimasta prigioniera dell’oscurità.

Le stime dei portali di monitoraggio indipendenti e degli analisti del settore delineano un quadro allarmante: durante i picchi serali, il deficit avrebbe raggiunto circa 1.900 MW, una voragine energetica che rende inevitabili severi spegnimenti a rotazione.

La frustrazione era già esplosa a L’Avana con i “cacerolazos”, le proteste al suono di pentole in diversi quartieri della capitale.

A questo malessere si è sommato, il 9 marzo, un sit-in spontaneo all’Università de L’Avana, dove gli studenti hanno manifestato contro la sospensione delle lezioni, l’instabilità delle connessioni e il collasso della mobilità pubblica.