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Spari in Senato nelle Filippine: parlamentare si era barricato per tentare di sfuggire all'arresto
Tensione alle stelle a Manila
Tensione alle stelle al Senato delle Filippine. Cinque colpi di arma da fuoco sono stati sparati dentro il palazzo senza causare vittime, scatenando il putiferio tra parlamentari e giornalisti, mentre diversi militari in tenuta mimetica penetravano nell’edificio, dove da lunedì resta barricato il senatore Ronald Dela Rosa, l’architetto della sanguinosa guerra contro la droga dell’ex presidente Rodrigo Roa Duterte. Il senatore, 64 anni, sta cercando di sfuggire al mandato di arresto della Corte penale internazionale che lo accusa di crimini contro l’umanità per il suo ruolo nelle migliaia di presunte uccisioni extragiudiziali.
Footage showing the moment when shots rang out in the Philippine Senate, as authorities attempted to execute an International Criminal Court warrant for Former Philippine President Rodrigo Duterte ally Ronald dela Rosa for his role in Duterte’s anti-drug campaign that killed… pic.twitter.com/jNCJupKPr8
— OSINTdefender (@sentdefender) May 13, 2026
I media locali riferiscono che la nuova leadership dell’assemblea gli avrebbe concesso una sorta di protezione, scatenando un acceso scontro politico in particolare sugli obblighi delle Filippine nei confronti della Corte penale internazionale. Cinque senatori hanno presentato una risoluzione che esorta Dela Rosa a consegnarsi alle autorità competenti, mentre gruppi per i diritti umani e varie organizzazioni ne hanno chiesto l’arresto e la consegna ai giudici dell’Aia. Secondo il presidente Ferdinand Marcos le forze governative penetrate all’interno e intorno al complesso del Senato non hanno sparato. Il capo dello Stato ha poi affermato che agli agenti che cercavano di arrestare Dela Rosa era stato ordinato di desistere dopo che la Corte Suprema aveva intimato al governo di fornire spiegazioni prima di procedere in merito. Il ministro dell’Interno, Juanito Victor Remulla, ha ordinato di visionare i filmati delle telecamere di sicurezza per comprendere appieno la dinamica degli eventi. «Sono qui per garantire l’integrità del Senato e la protezione di tutti i senatori», ha affermato, precisando che Dela Rosa «è al sicuro» e si trova «col personale di sicurezza».
Noto con il soprannome di Bato, il politico aveva esortato i suoi sostenitori a mobilitarsi e a sventare il suo imminente arresto negando ogni addebito dei togati della CPI. Dela Rosa aveva fatto appello all’esercito affinché si opponesse ai tentativi di ammanettarlo, esortando anche gli ex colleghi a resistere a qualsiasi mossa del presidente Marcos. Per tutta la giornata ha sollecitato i suoi «colleghi» ed ex compagni dell’accademia militare filippina, che addestra la maggior parte del corpo ufficiali delle forze armate, a «far sentire la propria voce» affinché il governo non lo «consegni agli stranieri».
Dela Rosa ha ricoperto la carica di capo della polizia tra il 2016 e il 2018, durante i primi due anni di mandato di Duterte, portando avanti una campagna repressiva. L’ex presidente filippino è stato poi arrestato a Manila l’11 marzo 2025 ed è attualmente detenuto nel carcere di Scheveningen all’Aia. La Corte penale internazionale il mese scorso ha confermato nei suoi confronti l’accusa di crimini contro l’umanità, commessi durante la sua «guerra alla droga». I pubblici ministeri del tribunale lo accusano di essere coinvolto in almeno 76 omicidi legati a questa «guerra». Sebbene le Filippine si siano ritirate dallo Statuto di Roma nel 2019, il tribunale ha affermato di conservare la giurisdizione sui crimini presumibilmente commessi quando il Paese ne era ancora membro.