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Il missile in diretta: il video shock che annienta "Nino" Guerrero e il Tren de Aragua
Donald Trump pubblica le immagini sui social: si vede un edificio verde colpito in pieno da un missile che esplode. Raid aereo congiunto Usa-Venezuela, polverizzato il boss evaso dal carcere-resort
L’uccisione di Hector Rusthenford Guerrero Flores, detto “Nino Guerrero”, infligge un colpo letale al cuore di una delle più feroci organizzazioni criminali delle Americhe.
EEUU y Venezuela cooperan en una operación combinada que se salda con la muerte del 'Niño Guerrero' https://t.co/pMFj2uetxh pic.twitter.com/4fzwEgl8UF
— EL MUNDO (@elmundoes) June 13, 2026
Il capo del temibile cartello Tren de Aragua è stato eliminato nel sud del Venezuela con un raid aereo mirato e devastante, frutto di un’inedita e stretta cooperazione tra gli Stati Uniti e le autorità di Caracas.
L’ordine di neutralizzare il narcotrafficante è arrivato direttamente dalla Casa Bianca: il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha rivendicato l’operazione sui propri profili social, pubblicando sulla piattaforma Truth il video del bombardamento che ha centrato e distrutto il rifugio del criminale.
Trump ha definito il Tren de Aragua «una delle organizzazioni terroristiche più sanguinarie del pianeta», cogliendo l’occasione per attaccare duramente il suo predecessore.
«Prima del mio ritorno in carica, Joe Biden aveva spalancato il nostro confine meridionale a milioni di criminali clandestini», ha dichiarato il tycoon, ribadendo la promessa di scovare questi «spietati assassini» ovunque si nascondano e di «spedirli negli abissi dell’inferno» per rendere giustizia alle vittime americane.
Il capo del Pentagono, Pete Hegseth, ha elogiato la «piena collaborazione» tra i due Paesi, ritenuta essenziale per negare qualsiasi rifugio sicuro ai narcoterroristi nell’emisfero.
Da parte sua, il governo venezuelano, guidato dalla presidente ad interim Delcy Rodríguez, ha confermato la riuscita del blitz, precisando che «nessun soldato statunitense ha messo piede sul territorio del Paese».
L’operazione si è basata sulla condivisione di intelligence e su un supporto tecnologico specializzato, e ha innescato violenti scontri a fuoco con membri della gang.
Questa clamorosa offensiva segue le recenti azioni dei militari di Caracas per riprendere il controllo di alcune miniere finite nelle mani dell’organizzazione di Guerrero.
L’ascesa e la caduta di “Nino” Guerrero restano indissolubilmente legate al penitenziario di Tocoron, nel nord del Venezuela, da cui l’organizzazione prende il nome (“Treno di Aragua”).
Incarcerato nel 2013, il boss aveva trasformato la prigione nel proprio lussuoso quartier generale, dotandola – in modo surreale – di uno zoo, ristoranti, una discoteca, un’agenzia di scommesse e persino una piscina.
La sua fuga risale al settembre 2023, quando Nicolás Maduro inviò 11.000 soldati per fare irruzione nel carcere e riprenderne il controllo.
La sua lunghissima latitanza si è ora conclusa in un cumulo di macerie.