il caso
Battaglia a colpi di remi tra marinai filippini e militari della guardia costiera cinese: il video fa il giro del web
Manila e Pechino si scambiano accuse dopo una violenta rissa con bastoni e remi nel Mar Cinese Meridionale
Il Mar Cinese Meridionale torna a essere epicentro di aspri contrasti navali e tensioni diplomatiche. Lunedì 20 luglio, ad Ayungin Shoal — noto a livello internazionale come Second Thomas Shoal, nell’arcipelago delle Spratly — lo scontro tra Filippine e Cina è degenerato in un violento faccia a faccia. L’episodio, verificatosi intorno alle 9:15, ha provocato il ferimento di un marinaio filippino e il danneggiamento di un’imbarcazione. Secondo il rapporto delle Forze armate di Manila, unità della Guardia costiera cinese si sono avvicinate fino a meno di 20 metri dalla BRP Sierra Madre, la storica nave filippina arenata che funge da avamposto militare nella zona. Il tentativo di effettuare un’ispezione non autorizzata avrebbe spinto la Marina filippina a intervenire con due gommoni per impedire l’accesso.
Un confronto tra personale della Guardia costiera cinese e della Marina filippina nelle acque contese della Second Thomas Shoal, nelle isole Spratly, ha provocato il ferimento di un marinaio filippino, secondo quanto riferito da Manila. L'incidente è avvenuto lunedì 20 luglio… pic.twitter.com/suIWs3Za4y
— The Epoch Times Italia (@EpochItalia) July 21, 2026
La situazione è rapidamente degenerata in una colluttazione, con colpi di remi, bastoni e manganelli, durante la quale un membro dell’equipaggio di Manila ha riportato una ferita alla testa. Le autorità filippine hanno diffuso un video che documenta il confronto ravvicinato tra gli equipaggi, accusando Pechino di “azione aggressiva” e convocando l’ambasciatore cinese per una formale protesta. Immediata la replica di Pechino, che ha rovesciato la versione dei fatti sostenendo che le unità filippine avrebbero per prime speronato un’imbarcazione cinese e aggredito i propri agenti, costringendo la Guardia costiera a “rispondere con moderazione”.
L’incidente si inserisce in un contesto geopolitico altamente instabile. L’area contesa riveste un’importanza strategica cruciale, sia per l’abbondanza di risorse ittiche sia per i potenziali giacimenti energetici. Nonostante la sentenza di arbitrato internazionale del 2016 abbia dichiarato prive di fondamento giuridico le ampie rivendicazioni di Pechino — basate sulla cosiddetta “linea dei nove tratti” — e riconosciuto i diritti di Manila, la Cina continua a respingere il verdetto, consolidando progressivamente la propria presenza militare. La reazione internazionale non si è fatta attendere. Washington ha condannato con fermezza le azioni cinesi, riaffermando gli impegni di mutua difesa con le Filippine. Nel frattempo, l’episodio spinge Manila ad accelerare il rafforzamento delle intese strategiche con Stati Uniti, Giappone e Australia per contenere l’espansionismo del Dragone nel Pacifico occidentale. Pur in assenza, al momento, di ulteriori escalation sul campo, questo nuovo scontro rischia di compromettere in modo imprevedibile la stabilità dell’intera regione asiatica.