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il racconto

«Se famo er 3-3 vengo sotto la curva»: 25 anni fa la leggendaria corsa di Carletto Mazzone sotto la curva dell'Atalanta

La rocambolesca rimonta del Brescia contro la Dea e il memorabile siparietto che trasformò il tecnico romano in un'icona

30 Settembre 2026, 17:05

«Se famo er 3-3 vengo sotto la curva»: 25 anni fa la leggendaria corsa di Carletto Mazzone sotto la curva dell'Atalanta

Ci sono immagini che travalicano i confini del tempo e della cronaca sportiva per trasformarsi in pura mitologia pop. Il derby tra Brescia e Atalanta disputato allo stadio Mario Rigamonti il 30 settembre 2001 appartiene di diritto a questa categoria. Quella sfida, terminata con un pirotecnico 3-3, non viene ricordata soltanto per la straordinaria tripletta di Roberto Baggio — che con quella prestazione tornò capocannoniere del campionato a quota 5 reti — ma soprattutto per un gesto istintivo e irripetibile: la furiosa corsa di Carlo Mazzone sotto la curva degli ospiti.

Tutto nacque nella seconda metà della ripresa. Sotto di un gol, alla mezz'ora del secondo tempo dopo la rete del 2-3 firmata dal Divin Codino, Mazzone fu bersagliato da una pioggia continua di insulti provenienti dal settore dei tifosi atalantini. Ferito nell'orgoglio, il tecnico romano pronunciò la frase destinata a rimanere scolpita nella storia: «Se famo er 3-3 vengo sotto la curva». E le promesse, in quella domenica di inizio autunno, vennero mantenute al millimetro.

Al novantesimo minuto, sfruttando una carambola in area di rigore, Baggio trovò il varco giusto per siglare il pari definitivo. Mentre gli occhi del pubblico erano tutti fissi sul fuoriclasse veneto, Carletto scattò come un tornado verso la curva rivale. Soltanto una persona all'interno dello stadio intuì immediatamente le intenzioni dell'allenatore: Cesare Zanibelli, addetto ai rapporti con la Lega Calcio per il Brescia di Luigi Corioni. «Il mister era uno di parola», ha ricordato Zanibelli nel rievocare quello che definisce un "incubo positivo". «Quando è partito lui, sono scattato anche io. Carletto però era un marcantonio, se si arrabbiava diventava un tornado. Ho cercato di trattenerlo senza mettermi davanti a lui: mi avrebbe travolto». L'inseguimento del dirigente fu persino oggetto delle scherzose prese in giro dello stesso Baggio, che spiazzò Zanibelli ricordandogli come si fosse fatto battere nello sprint da un uomo decisamente più anziano.