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L’Etna Valley diventa più povera, chiude lo stabilimento Micron

La multinazionale statunitense ha deciso lo stop. Forse un “paracadute” StM per i 245 lavoratori

L’Etna Valley diventa più povera, chiude lo stabilimento Macron

L’Etna Valley è un po’ più povera: chiude lo stabilimento catanese della multinazionale statunitense Micron, anche se si sta “costruendo” un paracadute per i 245 lavoratori.

Da qualche mese erano diventate sempre più insistenti le voci di corridoio che indicavano dei problemi per il sito catanese di Micron, in seguito all’ingresso, nella direzione generale della multinazionale statunitense, di un nuovo management. Già quattro anni fa la Micron aveva aperto una procedura di mobilità per gli allora 419 dipendenti, e dopo una difficile e lunga vertenza (“Vogliamo esuberi zero”, ne era lo slogan) che divenne un simbolo, l’azienda retrocesse dalle sue posizioni. Ora la nuova decisione di azzerare lo stabilimento catanese, uno dei quattro italiani della multinazionale.

Se ne è parlato a Roma nell’incontro, voluto dalle organizzazioni sindacali nazionali, alla presenza del Ministero dello Sviluppo economico, dei rappresentanti Micron, e dei rappresentanti sindacali. «Micron – racconta Dalia Sortino, della Rsu Uilm - ha manifestato alle parti la decisione di chiudere il sito catanese, indicando già da subito soluzioni intraprese per risolvere il problema. Si tratta – continua – di un percorso virtuoso, fortemente voluto dal Ministero dello Sviluppo economico, che ha visto collaborare insieme le stesse organizzazioni sindacali, la Micron, che partecipa anche economicamente, e St Microelectronics, chiamata al tavolo dal Ministero. Da questa collaborazione è scaturito un accordo di massima per tutelare la totalità dei posti di lavoro Micron, rispettandone le retribuzioni attraverso la cessione di contratto, anzianità e condizioni contrattuali alla StM. Micron – prosegue la rappresentante Uilm della Rsu - offrirà inoltre a circa una settantina di persone, proposte di riallocazione in altro sito, in Italia (Micron è presente ad Avezzano, a Vimercate, ad Arzano e a Padova) e in Europa, o incentivi alla mobilità attraverso un certo numero di mensilità offerte a chi decide volontariamente di licenziarsi».

Tutti questi elementi verranno ovviamente trattati in altri incontri tra le organizzazioni sindacali con StM e Micron per calendarizzare i passaggi di questa importante vicenda sociale e professionale. Si giungerà infine a un accordo sindacale che, dopo aver ricevuto il mandato dei lavoratori, indicherà “il percorso” per fare transitare il personale da Micron a St Microelectronics. Il passaggio potrebbe iniziare a febbraio del prossimo anno per concludersi a giugno.

«Se è vero come pare – aggiunge Giuseppe Puliafito, uno dei lavoratori Micron che in passato, ricoprendo cariche sindacali, ha seguito tante battaglie - che è stato disinnescato un vero e proprio ordigno sociale per 245 famiglie, preoccupano la tenuta occupazionale dell’indotto (per aziende come Xenia o Npo, per esempio) e la desertificazione industriale del nostro territorio catanese. È inutile girarci intorno: un’altra multinazionale lascia definitivamente Catania, lasciando come unica realtà industriale nella microelettronica St Microelectronics. Insomma, anche se questo Natale molte di quelle famiglie non si aggiungeranno alle statistiche disarmanti sulla disoccupazione in Sicilia, è altrettanto vero che qui le eccellenze non vengono giustamente valorizzate. I lavoratori Micron ne sono la testimonianza. E dire – ricorda Puliafito - che nel 2000 dovevamo portare avanti il progetto di far diventare Catania il centro della microelettronica in Europa attraverso la realizzazione del complesso M6, con più di 1550 nuove assunzioni. Dopo vari rallentamenti dovuti alla crisi economica e a quella del comparto tecnologico, nel 2007, a seguito di una cessione del ramo memorie da parte di STM, i lavoratori transitarono (allora erano in 552) prima in una NewCo chiamata Numonyx, e poi, prima di un fallimento di questa il personale fu acquisito da Micron. Ed oggi ci ritroviamo ad un percorso inverso che riporta il personale (ciò che ne è rimasto) all’azienda definita Mamma St per il ruolo al quale è stata chiamata. Ci auguriamo anche stavolta – conclude Puliafito - che attorno a questa vicenda ci sia la giusta consapevolezza, per salvaguardare quelle realtà che tanto possono dare al nostro Paese (in Europa tutti assumono personale così altamente specializzato) attraverso delle leggi nazionali che tutelino imprese e dipendenti, e sfruttando in maniera puntuale tutti gli incentivi europei e nazionali per far crescere le aziende».

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