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Lavoro

Gdo, la recessione del gruppo Abate e la preoccupazione dei sindacati

Di Gianluca Reale

Catania - Il Gruppo Abate ha venduto 20 supermercati di proprietà e 15 punti vendita della rete in franchising a Ergon, consorzio che ha sede a Ragusa. Si tratta di punti vendita dislocati principalmente nell’area etnea. Una cessione di ramo d’azienda che dovrebbe essere indolore per i 180 lavoratori dei supermercati passati di mano, la cui continuità occupazionale è stata garantita. Ma i sindacati, pur riconoscendo la bontà di questo accordo, sono preoccupati e chiedono assicurazioni sul futuro degli altri lavoratori del gruppo, diretti e indiretti, a cominciare dai 44 del polo logistico di Ltm alla zona industriale di Catania che hanno già ricevuto la lettera di licenziamento. L’altro ieri notte hanno presidiato i cancelli in segno di protesta, nonostante il freddo.

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L’azienda, intanto, conferma l’avvenuta cessione a Ergon, che fa parte del consorzio Sicilia Discount partecipato anche dal gruppo Abate. «Abbiamo trovato un buon accordo con una realtà territoriale che ha garantito i lavoratori», dicono dal Gruppo Roberto Abate Spa, confermando che sono in corso negoziazioni per l’eventuale cessione degli altri punti vendita della rete: «Stiamo ricevendo e valutando proposte, ma al momento non c’è ancora nulla di concreto. In ogni caso faremo ogni sforzo per garantire i livelli occupazionali come abbiamo sempre fatto. Questo è un momento favorevole per avviare queste trattative e fronteggiare una situazione “complicata”».

La situazione è complicata da un po’. Meridionews riporta quanto pubblicato dal sito di settore Gdonews.it, cioè l’alto rapporto di indebitamento del gruppo rispetto al fatturato 2016: rapporto superiore al 73%, soglia ritenuta “pericolosa” in un quadro di calo delle vendite. Situazione che non sembrerebbe migliorata neanche nel 2017: dai dati di bilancio si evince che l’indebitamento complessivo è cresciuto di circa 20 milioni rispetto a un fatturato pressoché stabile, 258 milioni. Sarà anche per questo che lo scorso 30 settembre il gruppo Abate ha perfezionato la cessione del centro commerciale Etnapolis alla Morgan Stanley, la banca d’affari americana. Un’operazione da circa 100 milioni di euro. Evidentemente non è stata sufficiente a garantire una prosecuzione “in house” di tutti i punti vendita. Così è arrivata questa prima cessione a favore di Ergon (che già gestisce 140 punti vendita in tutta la Sicilia centro orientale tra ipermercati Interspar, supermercati Eurospar/Despar e discount Ard).

Il Gruppo Abate ha una storia di oltre 50 anni. Dal 2007 è entrato a far parte del circuito Selex con i marchi Iperfamila, Famila e A&O. Sul sito abatespa.it c’è tutta la storia e il dimensionamento aziendale: circa 1000 dipendenti, 63 punti vendita diretti, 13 affiliati ad insegna Ard Discount e 2 affiliati ad insegna Svelto A&O. Ieri a Etnapolis azienda, lavoratori e sindacati si sono confrontati in assemblea. «Capiamo la situazione di difficoltà di un gruppo che ha sempre cercato di tutelare i lavoratori - afferma Davide Foti, segretario della Filcams Cgil di Catania - ma siamo seriamente preoccupati. L’azienda ormai è eccessivamente indebitata e il modello degli ipermercati e dei centri commerciali ha subito fortemente la crisi degli ultimi anni. Ci batteremo per fare rientrare in altri accordi i 44 di Ltm, ma abbiamo chiesto di tutelare tutti, amministrativi e commerciali, lavoratori diretti e indiretti del gruppo. L’azienda ci dice che sta spingendo perché questo avvenga in tutti gli accordi che si profileranno».

Le trattative procedono con attori siciliani e nazionali. Secondo fonti sindacali ci sarebbe l’interesse anche del gruppo Arena. In crisi evidente è il “modello” ipermercati. «Il proliferare di centri commerciali - dice Foti - all’inizio era una cosa bella, ma poco analizzata anche dagli addetti ai lavori. Noi abbiamo sempre detto che prima o poi sarebbe crollato. Secondo uno studio condotto dal nostro sindacato, in base a tutti i centri commerciali che abbiamo dovremmo avere un’utenza di almeno 12 milioni di cittadini! Impossibile. Purtroppo la crisi ha favorito l’avvento dei discount mettendo alle strette i grandi marchi della distribuzione organizzata».

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