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Lavoro

«Troppe lauree, troppe qualifiche» e Giacinto resta senza lavoro

Di Gianluca Reale

Catania. “Avrei sicuramente diritto al reddito di cittadinanza, ma non è quello che voglio. Non voglio, mi si consenta l’espressione, l’elemosina dello Stato. Voglio un posto di lavoro, qualsiasi, che offra dignità alla mia persona e alla mia famiglia”. E’ questo l’appello che Giacinto Corona, 45 anni, origini siciliane e padre di due figlie, ha inviato al nostro giornale. Un po’ in cerca di aiuto, un po’ per smuovere le acque. Corona oggi vive a Roma e continua a tentarle un po’ tutte. “Il mio lavoro attuale – dice - è cercare lavoro: spedisco curriculum, giro costantemente i centri per l’impiego, faccio colloqui, ma quello che mi sento dire sempre è: “lei è troppo qualificato per questo lavoro”. E questo perché le posizioni che si offrono ai centri per l’impiego sono relative a selezioni ogni tanto per farmacisti o ingegneri ma in genere per profili di impiego non qualificati: operaio, facchino e così via. A me andrebbe bene tutto, ho bisogno di lavorare, a questa età non posso permettermi il lusso di rifiutare e mi accontenterei di un lavoro fisso anche se con uno stipendio non elevato”. Corona ha ben quattro lauree (Giurisprudenza, scienze politiche, lettere e psicologia).

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Sembra un mondo all’incontrario. Invece il suo profilo risulta quasi sempre troppo elevato per le opportunità che rimbalzano ai centri per l’impiego. Centri che secondo Giacinto “funzionano male, hanno poco personale e non riescono a fare davvero incontrare domanda e offerta di lavoro, non hanno un’anagrafica dei lavoratori. Mi domando come potranno gestire il reddito di cittadinanza e le tre opportunità di lavoro che dovranno essere offerte ai percettori. Al ministro Di Maio, che sicuramente è animato da buoni propositi, suggerirei di fare un giro e puntare più sul lavoro che sul reddito”.

Giacinto racconta di avere lavorato in passato, lavori occasionali, sostituzioni, mai però qualcosa di definitivo su cui costruire una carriera. Adesso l’età non gioca a suo vantaggio sul fronte dei profili qualificati con la sua formazione. “Se potessi tornare indietro – dice – avrei scelto altri percorsi di studio, come Medicina o mi sarei orientato su altri mestieri, meccanico, idraulico, che oggi non vuol fare più nessuno, forse gli immigrati anche se poi hanno difficoltà a iscriversi ai centri per l’impiego”. Giacinto oggi sarebbe disposto a mettere da parte il suo passato, la sua formazione – “nei curriculum spesso metto una laurea soltanto e ometto le altre per evitare di apparire troppo qualificato” – e sarebbe pronto a rimettersi in gioco, anche a formarsi come operaio specializzato “se ci fossero dei corsi sovvenzionati da Stato e Regione e con uno sbocco garantito almeno per i migliori”. D’altronde, se lo è sentito dire anche da molte agenzia private di lavoro interinale: sul mercato del lavoro ci sono troppi laureati e pochi operai. E la laurea fa un po’ “paura”, perché comporta inquadramenti e retribuzioni più elevate.

Ma un lavoro è necessario per mantenere la famiglia e a 45 anni non si può storcere il naso. Eppure un impiego non arriva. “E nella mia situazione – conclude Giacinto - ci sono tante persone, in tutta Italia dal Nord al Sud”. Perché oltre al problema del lavoro, qui c’è quello dell’età: come viene aiutato chi a 40-50 anni ha perso un lavoro o non ne ha uno fisso? Troppo presto per la pensione, troppo tardi per continuare a lavorare?

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