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Lavoro

Al mercato del lavoro mancheranno laureati, ecco i titoli di studio più richiesti nei prossimi 5 anni

Di Michele Guccione

PALERMO - Il Rapporto Excelsior di Unioncamere e Anpal, tenendo conto delle evoluzioni dell’economia, del turn over, degli andamenti demografici e dei percorsi di studi, stima che in Italia da qui al 2023 ci sarà un fabbisogno di nuovo personale, tra pubblica amministrazione e settore privato, in una misura compresa tra 2.960.000 e 3.180.000 unità secondo due scenari che si basano sulla crescita del Pil, la maggior parte concentrato nel settore dei servizi, che per una buona parte non potrà essere coperto.

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Infatti, stando agli attuali programmi formativi, Excelsior prevede che nel mercato del lavoro nel suo complesso (imprese private più pubblica amministrazione) ci sarà una richiesta di laureati variabile fra 959mila e 1.013.800, però i laureati che saranno disponibili sul mercato saranno appena 893.600. Quindi, mancheranno all’appello da 65.400 a 120.200 titolari di pergamena.

Il settore che soffrirà di più la mancanza di candidati a coprire i posti vacanti sarà quello medico-sanitario, che avrà la maggiore offerta di impieghi, fino a 175.800, ma una disponibilità di solo 109.400 professionisti da assumere. Ma ci sarà carenza di circa 30mila economisti e 30mila ingegneri e addirittura circa 50mila specialisti in materie giuridiche, a fronte di un surplus di 10mila insegnanti, di 30mila operatori del sociale e di 9mila esperti agroalimentari. 

Se alla debole offerta di laureati (l’Italia è penultima in Europa per giovani laureati: peggio di noi fa solo la Romania) aggiungiamo il disallineamento fra i percorsi di studio scelti e le richieste del mercato del lavoro il dato diventa sempre più preoccupante: mentre infatti ci saranno fin troppi laureati in discipline politico-sociali, umanistiche e psicologiche, non solo gli ospedali faranno sempre più fatica ad approvvigionarsi di medici ma mancheranno anche ingegneri, architetti, manager, scienziati, statistici e, appunto i laureati in giurisprudenza (negli ultimi dieci anni la laurea in legge, tradizionalmente una delle più conseguite, ha avuto un crollo di immatricolazioni intorno il 40%).

Notevole impulso alla richiesta di laureati e diplomati verrà dalle nuove professioni dell’economia circolare, in media 600mila assunzioni l’anno: si va dall’ecosostenibilità al digitale, passando per salute e benessere, education e cultura, meccatronica e robotica, mobilità, logistica ed energia “green”.

Secondo le previsioni del rapporto Excelsior nel quinquennio 2019/2023 il maggior fabbisogno di laureati (23% del totale) riguarderà l’area economico-sociale, con un valore assoluto che sarà compreso tra 218.000 e 232.000 unità, di cui 158.000/169.000 del gruppo economico-statistico e 60.000/63.000 del gruppo politico-sociale. Non molto inferiore sarà la necessità laureati dell’area umanistica, per cui si prevede un numero di occupati tra 208.000 e 221.000 unità, per una quota del 22%; fanno parte di questa area disciplinare i laureati dei gruppi insegnamento, letterario, linguistico, psicologico e scienze motorie. Al terzo posto  figurano i 182.000/196.000 laureati dell’area ingegneria-architettura, con una quota attorno al 19%, seguiti da quelli dell’area medico-sanitaria (con una quota del 17-18% e compresi tra 171.000 e 176.000 unità). È invece  inferiore il fabbisogno dei laureati dell'area scientifica (tra 69.000 e 74.000 pari al 7% del totale) e dell’area giuridica.

Neodiplomati

Invece, andrà esattamente al contrario, secondo lo scenario tracciato dal rapporto Excelsior, per i neodiplomati. Infatti, a fronte di un fabbisogno che non andrà oltre i 940.900 posti offerti, ci sarà un surplus di soggetti disponibili, pari a 1.534.300. In pratica, potrebbero restare a spasso 593.400 giovani appena usciti da scuola. Ma anche in questo caso molto potrà fare l’orientamento e la scelta degli studi, perchè troppi optano per indirizzi inflazionati. Così, resterebbero vacanti 64.500 posti nei settori amministrazione e marketing, 12.200 nelle costruzioni, andrebbero alla pari trasporti e logistica; mentre l’overbooking conterebbe 132.600 diplomati a spasso nel turismo, 16.600 nell’agroalimentare, 9.200 nel socio-sanitario, 40.700 nell’artistico, 101.000 nel linguistico, 308.000 negli altri licei e 61.800 nell’industria e artigianato.

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