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Lavoro, Sibeg e Conad licenziano a Catania: tagli per 164 dipendenti

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Lavoro, Sibeg e Conad licenziano a Catania: tagli per 164 dipendenti

Di Redazione

Catania - Due notizie di tagli occupazionali che riguardano Catania. L' Ad di Sibeg Luca Busi annuncia che il rischio, più volte paventato, di depotenziare l'impianto di Catania con il conseguente licenziamento di alcuni dipendenti, si sta concretizzando. Anche Conad, marchio della Grande distribuzione, formalizza a livello nazionale 817 licenziamenti, di cui 13 riguardano i punti vendita di Catania.

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Per la Sibeg, azienda che nell'impianto della Zona Industriale di Catania imbottiglia le bevande a marchio Coca-Cola, il taglio riguarderà 151 unità.  «Da oggi preferiamo fare investimenti nell’impianto di Tirana. Depotenzieremo al massimo l'impianto di Catania e amplieremo quello di Tirana. Tutto scatterà da ottobre, da quando aumenteremo i prezzi e crolleranno i fatturati dei 12 mesi successivi. Il grosso del taglio del personale verrà fatto da novembre fino ad aprile maggio, prima della stagione 2020-2021», ha spiegato l'Ad dell'azienda Luca Busi. «La plastic tax e la free tax, sono tasse per fare cassa - ha aggiunto a margine di un incontro con una delegazione di Fi - senza pensare alla salute dei nostri consumatori e senza pensare all’ambiente, sono tasse solo per distruggere il settore. Sono insostenibili. La Sibeg sarà costretta ad aumentare i prezzi al consumo del 20% e di conseguenza saremo costretti a perdere fatturato e la nostra stima è di un meno 27% in un anno: da 315 milioni di euro arriveremo a 86 milioni e per sopravvivere saremo costretti a salutare 151 persone». «Avevamo due investimenti importanti - ha osservato Busi - da fare sull'impianto di Catania nei prossimi tre anni, quindi nuovi posti di lavoro, ma li faremo nel nostro impianto di Tirana, in un territorio 'amicò. Le due linee in Albania producevano sia per la Sicilia sia per quel Paese, quindi abbiamo la flessibilità per mettere in uno dei due impianti». «Per quanto riguarda le tasse - ha concluso l’Ad di Sibeg - il singolo articolo deve essere pubblicato nella Gazzetta Ufficiale. Qualche mese c'è per far riuscire a ragionare il governo e aprire un tavolo tecnico per riuscire a costruire un percorso sostenibile per le imprese come è stato fatto in Inghilterra ed in Francia». 

Conad invece formalizza la procedura di licenziamento per 817 dipendenti e annuncia che entro giugno 2020 tutta la vertenza si dovrà concludere, così come riporta la Filcams Cgil in un nota, in cui definisce l’operazione «l'inizio della fine di Auchan e Sma». «Margherita Distribuzione, la nuova denominazione sociale che ha unito tutte le ex società della multinazionale francese sotto il controllo della Bdc del finanziere Mincione e del consorzio Conad - prosegue il sindacato - non arriverà al 2021, anzi probabilmente entro giugno 2020 tutto dovrà concludersi. Ai lavoratori in esubero l’unica strada che offre l’impresa è un incentivo al licenziamento o un percorso di outplacment». Si tratta, come viene riferito di 456 lavoratori a Rozzano (Milano), 47 Roncadelle (Brescia), 27 a Vicenza, 40 a Offagna (Ancona), 33 ad Ancona, 41 a Roma, 13 a Catania e 160 in altri uffici distaccati.

«Conad - prosegue il sindacato - si sta scegliendo, per interessi commerciali o immobiliari, la parte di rete vendita che preferisce, il resto è sul mercato e se non trova a breve acquirenti verrà abbandonato». «Ci sono ancora molti punti vendita fuori dal perimetro di interesse di Conad - spiega la Filcams Cgil - e deve ancora essere avviata la riorganizzazione degli Ipermercati, il tutto in attesa dell’esito delle procedure con l’antitrust. Ieri intanto si è concluso il passaggio di ramo d’azienda dei sei punti vendita verso Esselunga, i lavoratori coinvolti sono gli unici che in tutta questa vertenza esultano». «L'annuncio dello svuotamento delle sedi, oltre a mettere nel panico 817 persone, esplicita che la vertenza precipiterà velocemente» dichiara Alessio Di Labio, segretario nazionale della Filcams Cgil. «Su questo anche il ministero dello Sviluppo economico e il ministero del Lavoro - conclude - dovranno finalmente responsabilizzarsi e avere un ruolo attivo e non di semplici spettatori».

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