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Lavoro

Fase 2, i ristoratori di Sicilia lanciano la sfida a colossi del delivery con una piattaforma meno cara

Di Redazione

PALERMO - C'è chi ha deciso di riaprire subito l’attività nonostante i tanti dubbi dovuti ad adempimenti e restrizioni da rispettare e chi invece pur accettando la «sfida» ha preferito rinviare di qualche giorno la ripresa puntando sull'innovazione, su un nuovo modo di concepire il rapporto con la clientela in tempo di pandemia e chiamando a raccolta gli imprenditori per fare fronte comune in un Consorzio per il delivery 'made in Sicily'. Il mondo della ristorazione in Sicilia riparte dopo il lockdown, lo fa tra timori e speranze.

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Da Taormina a Palermo, da Siracusa a Cefalù, uno degli asset portanti dell’economia riparte tra incognite e scommesse. Settima regione in Italia per numero di imprese nel settore della ristorazione secondo il rapporto 2019 di Confcommercio, la Sicilia (25.500 aziende) "sfida" la ripresa puntando sulla qualità e su nuovi servizi. E’ il caso di Sikulo, fiore all’occhiello della ristorazione a Palermo, vincitore due anni fa del premio Unhcr «Welcom working for refugee integration» per i tirocini formativi ai rifugiati accolti nell’isola. «Ci prenderemo qualche giorno in più, stiamo completando i lavori di ristrutturazione delle cucine e abbiamo deciso di ripartire il primo giugno con 29 dipendenti, solo 6 continueranno la cassa integrazione», dice l’imprenditore Mauro Pom. Si punta sulla fidelizzazione del brand, sulla qualità, ma anche sull'innovation. Sikulo sta lavorando da capofila al primo "Consorzio delivery" made in Sicily, sfidando i colossi del settore e aprendo un nuovo fronte occupazionale nell’isola. «L'obiettivo è rendere meno oneroso il servizio - spiega l'imprenditore Mauro Pomo - non avrà scopi di lucro ma solo un aiuto percentuale sui nostri costi. Attualmente i ristoranti coinvolti sono dieci, ma siamo aperti ad altre adesioni. Il Consorzio nasce per non lasciare a casa i dipendenti, che in questo modo possono essere ricollocati con lo stesso stipendio di prima, con la mansione in più di driver. Si cercherà nei limiti del possibile di rendere meno oneroso il servizio per i consumatori cercando di spingerli al consumo a casa dei prodotti».

Quindi l’appello post-lockdown ai clienti: «Fate i bravi, lo dico con il tono di un papà - afferma Mauro Pomo - Come si può immaginare, dall’altra parte del bancone ci siamo noi, in questi due mesi ne abbiamo passate di tutti i colori: incassi azzerati, cassa integrazione non pervenuta, aiuti da interpretare che arriveranno dopo svariate procedure. Abbiamo avuto paura di perdere tutto». «Io almeno l’ho avuta - aggiunge Pomo - Prima della chiusura avevo "35 figli", ci sta che mi fossi demoralizzato. Ora Sikulo si prepara alla ripartenza, con la volontà di continuare a fare ciò che si è sempre voluto fare. Affinché sia proprio così, dovete darci una mano. Il mio appello è rivolto a chi frequenterà tutti i locali: fate i bravi. Fidatevi e godetevi il momento».

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