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Morti sul lavoro, calo record ma c'è l'incognita Covid

Lavoro

Covid e l'impatto "monstre" sul lavoro in Sicilia: cassa integrazione cresciuta di oltre venti volte

Di Redazione

Analizzando l'intero 2020 grazie al ricorso alla cassa Integrazione guadagni si è potuta assicurare una sommaria tenuta dell’occupazione in Sicilia. E’ uno dei dati contenuti nel documento che analizza "Andamenti e proiezioni su economia e mercato del lavoro dopo la pandemia" relativo al mese di marzo e redatto dal centro studi della Cgil guidato da Cesare Damiano e Maria Giovannone presentato questa mattina.

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Si può infatti notare l’aumento consistente (pari al +2.268,84%) nell’intero territorio regionale, che diviene ancor più evidente in province quali Ragusa, Caltanissetta e Trapani. Restringendo il focus sul settore dell’Industria, è opportuno rimarcare l’aumento del +114.748,16% di Trapani, seguito dal +17.521,73% registrato a Caltanissetta. Decisamente più ridotti risultano invece gli aumenti in percentuale relativi al settore dell’edilizia.

Tra i dati emersi anche quello relativo alle chiusure di aprile scorso causate dal lockdown che hanno riguardato il 44,2% delle unità locali, il 37,1% degli addetti e il 32% del fatturato sulle attività economiche rilevate (dato nazionale 43,6%). Per quanto riguarda lo smart working "sono emerse differenze significative tra Nord e Sud - rileva lo studio - nella capacità di convertire il lavoro dei servizi pubblici in lavoro agile: la quota di lavoratori in lavoro agile nella pubblica amministrazione, nel Mezzogiorno, è stata inferiore a quella del Centro e a quella del Nord di oltre 10 punti percentuali". Nel settore privato la differenza è stata inferiore con la creazione di un disavanzo di genere. Le donne, infatti, hanno superato di tre punti percentuali gli uomini.

In Sicilia inoltre in base a dati dell’Inail elaborati dalla Cgil al 31 dicembre 2020 sono state 3.501 le denunce di infortunio sul lavoro da Covid-19, su un totale nazionale di 131.090, pari cioè al 2,7%. 15 sono state invece le denunce di contagio a livello regionale aventi avuto esito mortale, su un totale nazionale di 423, pari dunque al 3,5% con riferimento allo stesso periodo di tempo. Continuando con l’analisi dei dati Inail, la percentuale di donne contagiate è leggermente più alta di quella maschile (52,9% contro 47,1%). 

La provincia di Palermo risulta essere il territorio di gran lunga più colpito dal virus, con un totale di 1.004 denunce di infortunio pervenute all’Istituto (pari al 28% del totale regionale), seguita da Catania (22%) e Messina (15%). La classe di età maggiormente colpita dal virus in Sicilia non si discosta dalle risultanze nazionali: il 48,2% del totale dei contagiati rientra nella fascia d’età compresa tra 50 e 64 anni, seguita dal 34,8% di persone aventi tra i 35 e i 49 anni. Quanto alle professioni, tra i tecnici della salute, i più colpiti dal virus, l'88,4% sono infermieri, il 2,7% fisioterapisti e il 2,3% tecnici sanitari di radiologia. Tra i medici invece, oltre il 50% dei contagiati risultano essere medici generici, internisti, cardiologi e anestesisti-rianimatori. Nell’ambito del personale meno qualificato nei servizi di istruzione e sanitari, i contagi hanno prevalentemente riguardato ausiliari ospedalieri. 

Le professionalità più colpite rimangono, come detto, quelle di infermieri, medici, operatori socio-sanitari e ausiliari ospedalieri. Per quanto riguarda le "Attività manifatturiere" (1,6%), spicca l’industria alimentare, mentre nel "Commercio" (1,4%) sono stati più frequentemente coinvolti in denunce da contagio gli addetti alle vendite. Infine, nel settore "Trasporto e magazzinaggio" (1,2%) prevalgono i "servizi postali e di corriere".

Tra le professioni qualificate nei servizi sanitari e sociali, i contagiati risultano essere tutti operatori socio-sanitari, così come tra i conduttori di veicoli, la gran parte degli infetti svolge attività di conduzione di ambulanze. Da una più accorta analisi dei decessi denunciati all’Inail, è infine risultato come i 2/3 del totale siano costituiti da professionalità sanitarie o da impiegati. Infine, tra il personale non qualificato nei servizi di pulizia di uffici, alberghi, navi, ristoranti, i contagiati denuncianti sono prevalentemente pulitori di locali e interni. La gestione Industria e servizi ha registrato il 93,3% delle denunce, seguita dalla gestione per Conto dello Stato (4,3%), la Navigazione (2,3%) e l’Agricoltura (0,1%). Passando invece all’analisi svolta per settore di attività economica, l’85,2% delle denunce ha riguardato i settori della "Sanità e assistenza sociale" (78,4% del totale) o della "Amministrazione pubblica" (6,8%). 

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