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Lettera al mio cane morto in questo tempo sospeso

Lo dico

Lettera al mio cane morto in questo tempo sospeso

Di Redazione

Per me eri il cane più bello del mondo. Anche quando qualcuno ti diceva che non eri un granché, io ti guardavo, senza che l’ombra del dubbio mi attraversasse la mente, e ti vedevo bellissimo. Quando ti ho preso tra le mani, 18 anni fa, profumavi di buono, eri piccolo come un baco da seta ma per nulla indifeso, se lo ritenevi,infatti, eri pronto a sferrare i tuoi morsetti e poco dopo ti avvicinavi come per scusarti. Con quella faccia che ti ritrovavi nero, nero e occhi come fari riuscivi sempre a guadagnarti l’indulgenza di chiunque. Per dispetto o per gioco sottraevi sommessamente i calzini, che trovavi diligentemente appesi, oppure qualche fazzoletto o un tozzo di pane e li sotterravi nei tuoi posti segreti in giardino. Era un’operazione certosina, una cosa da esperti del mestiere.
Ti guardavi attorno, assicurandoti che nessuno ti stesse spiando poi, se ti accorgevi che qualcuno di noi era alle tue spalle, inscenavi un teatrino: occultavi per bene la refurtiva in bocca e ti dirigevi verso destra, poi verso sinistra e ancora verso destra così da depistare l’osservatore di turno.
Solo quando eri certo di aver confuso le acque, miravi il tuo nascondiglio e in fretta scavavi una piccola fossa che, tutte le volte, ti curavi di coprire con le zampette posteriori o con il musino. Quando ti trovavo con quel naso sporco di terra, io che avevo solo 11 anni, decidevo sempre di esserti complice e tu mi guardavi sornione. Durante le mie lunghe sedute di studio, che gradualmente si facevano sempre più intense, rimanevi accovacciato sulle mie gambe, come una coperta calda.  Così superammo insieme gli esami di terza media, poi quelli di maturità, giungendo ,mano nella zampa, fino alla laurea e,persino,alla preparazione degli scritti d’avvocato (l’avresti mai detto?). Amavi il vento. Lasciavo che lo prendessi in faccia, come il viandante sul mare di nebbia. Poi ti riportavo dentro e guardavamo insieme un buon film o giocavamo al gioco dei nomignoli.
Ti incastonavo per bene tra le mie braccia e iniziavo a chiederti se tu fossi la mia scimmia, o il mio cuore di panna, o il mio mio Principe (e di chi se no?). Al mattino, arruffato com’eri, eri ad esempio il mio Einstein.
E la sera, quando il buio ti ostruiva la vista ormai tanto offuscata, eri il mio vecchietto ciecatino. La tua memoria era però ferrea e riuscivi a ricordare perfettamente dove fosse la ciotola dell’acqua,il cibo, la cuccia, avendo in testa una perfetta planimetria della casa. Quante chiacchierate ci siamo fatti...Quando si parla con gli animali inspiegabilmente si cambia espressione e tono della voce, ci si veste di una tenerezza che a nessuno si riserva. Sapevo che eri tu il solo a meritare,fino in fondo, tanto amore.
Il solo capace di restituirlo, sempre, in egual misura.“Crisi d’abbandono” mi disse il veterinario quando mi sono allontanata per 15 giorni. Una vita in simbiosi: mangiavi quando io mangiavo, dormivi quando io dormivo e “non eri quando io non c’ero”. Lucido anche da anziano, caparbio e attaccato alla vita “il suo cane ha analisi perfette! Un caso strano: Sembra abbia la metà dei suoi anni! È un cane forte e molto amato!” così ti aveva detto il cardiologo poco tempo fa, così L’oculista, così la neurologa e così anche chi, la domenica di Pasqua,in clinica, ti ha preso tra le braccia e mi ha detto “non può entrare per via del covid, lo dia a me e intanto lo saluti”.Sei stato un compagno fedelissimo, sempre pronto a condividere le mie felicità e consolare i miei dolori. Ho provato anche io a lenire le tue sofferenze,fino all'ultimo. Talvolta mi è sembrato persino che io sola potessi essere per te la cura migliore. E invece non sono bastata. Non hai mantenuto la promessa che ci eravamo fatti ma non è colpa tua, Highlander. Non è tua la colpa. Continua a scavare le tue piccole fosse Manù, anche adesso che sei giunto proprio lì, in quello che spero essere per te “il paradiso dei calzini”. Gioca con Briciola e Whisky, loro ti faranno da guida. Ogni tanto fai un salto da me, io ti aspetterò, come sempre ai piedi del letto, in qualunque forma sceglierai di continuare ad essermi accanto. Abbiamo scritto una storia magica insieme. Principe mio. Principe eterno.

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Giulia Puglisi

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