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Catania. NON UNA di MENO ha occupato simbolicamente l'Ospedale Santo Bambino

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Catania. NON UNA di MENO ha occupato simbolicamente l'Ospedale Santo Bambino

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Nel pieno rispetto delle norme anti-contagio la nostra lotta e le nostre rivendicazioni stamani, 6 marzo 2021, passano dall’Ospedale Santo Bambino. Ci è chiaro che il progetto è quello di trasformare il centro della nostra città in una vetrina. Noi, che viviamo ogni giorno nel territorio, vediamo soltanto l’attacco costante ai servizi pubblici essenziali ed il continuo smantellamento di strutture socio-sanitarie decentrate, lasciando completamente scoperti da tali servizi interi quartieri. Si favoriscono, invece, grandi strutture ospedaliere al di fuori dei centri urbani, mal collegate e difficilmente raggiungibili. Il modello così realizzato abbandona la tanto decantata medicina territoriale, che si è rivelata essenziale in questa difficile fase storica dominata da una pandemia, per realizzare cittadelle satellite, avulse dal contesto e non fruibili dalla popolazione. Invece di pianificare interventi di rafforzamento del sistema sanitario affinché si possa creare una rete di assistenza e cura capillare e diffusa su tutto il territorio, si lavora e si investe denaro pubblico per cambiare destinazione d’uso a strutture ospedaliere già conformi e utilizzabili. Qui al Santo Bambino, per esempio, esiste un consultorio funzionante e dotato di macchinari che nell’idea del Comune e della Regione dovrebbe essere smantellato. L’assessore Trantino dichiara, infatti, che “un’idea che si sta prendendo in considerazione insieme alla Regione Siciliana potrebbe anche essere la demolizione dello Spedalieri e un suo trasferimento al posto dell’ex Santo Bambino”. Siamo felici che l’assessore Trantino voglia riempire la città di piazze e luoghi di aggregazione, ma quello che mancano, se non se ne fosse accorto, sono i servizi. A farne maggiormente le spese siamo noi, la nostra salute sessuale e riproduttiva, la nostra libertà ed il diritto ad #autodeterminarci! Negli ultimi cinque anni ben 208 consultori sono stati spazzati via dai tagli alla sanità pubblica, il diritto alla salute ci viene negato di fatto ogni volta che un quartiere perde un consultorio, un ambulatorio, un ospedale. Il Santo Bambino era un ospedale ginecologico che assolveva ai bisogni di tutti i quartieri del centro storico di Catania, quartieri popolari densamente abitati. Oggi è rimasto solo il Consultorio. Domani non ci sarà nulla. Questa è una violenza che non vogliamo più subire, abbiamo bisogno di presidi sanitari in centro, diffusi sul territorio, soprattutto vista la totale assenza di un sistema di trasporti pubblici che possa definirsi tale. Durante questa pandemia, i servizi che hanno maggiormente subito riduzioni di disponibilità sono quelli relativi al parto ed alla IVG (interruzione volontaria di gravidanza). I punti nascita sono essenziali, come è essenziale il diritto all’IVG, soprattutto a quella farmacologica che la nostra Regione, de facto, non sta erogando a dispetto di precise linee guida ministeriali emanate l’anno scorso. Tutto ciò si inserisce in una cornice di smantellamento del welfare state dettato da politiche nazionali di austerity che hanno comportato tagli alle risorse del Servizio Sanitario Nazionale per 37 miliardi di euro, determinando la chiusura di 359 reparti e la perdita di 70 mila posti letto (il tutto, è evidente, a favore della sanità privata e del settore assicurativo, grazie alla costante incentivazione del sistema delle convenzioni con il privato). E questa non è forse violenza?
Chiediamo di poter avere parola sulla destinazione d’uso di questi spazi, pretendiamo che i processi decisionali siano chiari e trasparenti e non affidati a dichiarazioni scomposte, inappropriate e illegittime. Chiediamo che il Consultorio del Santo Bambino non venga chiuso e che il Santo Bambino torni ad essere un pronto soccorso ginecostetrico. Chiediamo che al Santo Bambino sia costantemente presente un servizio di ambulanze per gestire le emergenze. Chiediamo il potenziamento della rete sanitaria territoriale, il rifinanziamento dei consultori, la tutela della nostra salute. Non ci fermeremo. Questo è il primo di una lunga serie di passi che intendiamo intraprendere per riprenderci quello che è nostro! La salute delle donne non si tocca!

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