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Incassa polizze assicurative truffando anziana e nipote: arrestato avvocato

Il professionista, di Barcellona Pozzo di Gotto, aveva con la vittima un rapporto di conoscenza ventennale. L'anziana è la sorella della donna era rimasta a sua volta vittima di una drammatica truffa legata alla scomparsa del figlio

Incassa polizze assicurative truffando anziana e nipote: arrestato avvocato

BARCELLONA POZZO DI GOTTO (MESSINA) - I carabinieri hanno eseguito a Melito Porto Salvo (Rc) un’ordinanza di custodia cautelare ai domiciliari nei confronti di un avvocato di Barcellona Pozzo di Gotto (Me), C.S., 52 anni emessa dal Gip su richiesta della Procura, per truffa e tentativo di estorsione ai danni di una donna anziana di 86 anni e della nipote, convivente, di 28 anni. Secondo quanto emerso dalle indagini C.S., approfittando del rapporto ventennale con la vittima, le avrebbe fatto sottoscrivere, nel 2016, con atto pubblico, una procura per l'incasso in suo favore di due polizze assicurative, del valore di circa 5 mila euro ciascuna, che erano state accese dalla nel 2001. Le avrebbe inoltre promesso che le avrebbe restituito il denaro del quale, invece, si è impossessato versandolo sua carta postpay per un importo complessivo, comprensivo degli interessi maturati, di 15.500 euro. L’uomo, continuando ad approfittare del suo ruolo di avvocato, avrebbe sostenuto che vi erano ancora da pagare delle spese, legate ad una vecchia controversia civile promossa contro il marito, ormai deceduto, dell’anziana e si sarebbe fatto consegnare in più occasioni, 800 euro. Avendo la nipote chiesto più volte la restituzione dei soldi C.S. l'ha minacciata telefonicamente per costringerla a non intromettersi.

L'anziana vittima della truffa dell’avvocato è la sorella di una donna che anni fa è caduta in un drammatico raggiro. Un 44enne, Francesco Simone, finito in cella a marzo, le aveva estorto del denaro sostenendo che le somme fossero destinate al figlio scomparso anni prima. In realtà il ragazzo era stato assassinato e il suo corpo fatto sparire. Per anni la madre e la sorella, zia del giovane, hanno dato denaro al truffatore pensando che questi lo consegnasse al congiunto che aveva dovuto lasciare la città perché minacciato. I pentiti hanno raccontato che in realtà il ragazzo era rimasto vittima della lupara bianca.

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