Ponte sullo Stretto, Mario Tozzi: «Con il cemento non si sviluppa certo il Paese»
Il conduttore tv: «Non ci saranno soldi per le opere che servono"
«Di quale sviluppo stiamo parlando e siamo sicuri che lo otterremo attraverso un ponte?».È la domanda che fa sulle pagine della Stampa il geologo Mario Tozzi dopo l'approvazione del progetto definitivo del Ponte sullo Stretto di Messina. "All’inizio del terzo millennio, nei Paesi seri, le infrastrutture non guidano lo sviluppo, semmai lo accompagnano - prosegue -. E non si vede come lo possano fare quelle 170.000 tonnellate di acciaio e cemento lanciate sopra uno dei mari più magici del mondo. È il solito sviluppo del cemento e dell’asfalto, la vera iattura del mondo moderno, quella che spezza i legami col mondo naturale in nome dei denari che pochissimi guadagneranno».
«Il fatto è che, in questo caso, non si tratta di denari privati, ma di denari di tutti noi: 14 mld di euro che assorbono tutte le risorse per qualsiasi altro tipo di intervento nel futuro - rimarca -. Non ci saranno più soldi per le opere che realmente servono, come le ferrovie siciliane e non, la ristrutturazione del servizio traghetti, magari i porti». Ma soprattutto secondo il geologo «non ci saranno denari per rendere antisismiche le province di Reggio Calabria e Messina, dove si dovrebbe mettere mano almeno alle strutture pubbliche, scuole, uffici, servizi, per evitare che il prossimo terremoto le rada al suolo», evidenzia.