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Giardini Naxos, la libertà di Nadine diventa un caso: «Vivo di strada e non voglio pareti»

Messina

Giardini Naxos, la libertà di Nadine diventa un caso: «Vivo di strada e non voglio pareti»

Di Francesca Gullotta

Giardini Naxos (Messina) - Cammina per strada, libera e sola. La sua corporatura è esile e gracile; ha indosso vestiti accoppiati a fantasia, a volte ama andare in giro anche scalza. Non è facile instaurare un dialogo con lei, parla poco l’italiano ma lo comprende e si fa capire quando desidera qualcosa. E’ facile incontrarla seduta su una panchina di qualche piazza, spesso a terra, oppure la si vede sulla battigia in riva al mare, circondata dalle sue cose. Lei è Nadia o Nadine, una cinquantenne di origini francesi, che ha scelto di stabilirsi in Sicilia, a Giardini Naxos, in provincia di Messina, dove dimora dal 2013. Dopo più di 7 anni, per i giardinesi è ormai un’amica di strada, una presenza fissa che tutti conoscono. Ha scelto di vivere libera trascorre le sue giornate in parte girovagando, chiede qualche spicciolo, una sigaretta. Le offrono da mangiare, anche qualche coperta ma spesso le rifiuta e le lascia in giro perché ormai da qualche anno non dorme più in strada, ci sono persone che in qualche maniera si preoccupano per lei. In modo diverso.

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C’è chi la considera una barbona, sporca e bisognosa di aiuto e invoca l’intervento delle Istituzioni affinché venga tolta dalla strada e chi al contrario la ospita rispettando i suoi comportamenti convinti che non sia giusto modificare o addirittura cambiare il suo modo di vivere. Per lei, negli anni, in tanti si sono mobilitati, anche in questo caso in modo diverso: chi segnalando la sua presenza “scomoda” alle autorità che più volte ne hanno disposto il trattamento sanitario obbligatorio, chi criticando o postando le sue foto su facebook aprendo dibattiti virtuali, chi offrendole cibo e viveri, chi ospitandola ed accudendola rispettando la sua scelta di vita. Dal 2018 infatti è residente nella struttura di accoglienza “La cura” che ospita altre persone che, chi per scelta personale, chi per eventi avversi è prima di supporto socio-familiare. Nelle ultime settimane però la sua presenza è diventata un caso, poiché l’Amministrazione comunale, ha intrapreso un percorso per adottare i «provvedimenti dovuti del caso» che tradotto significa nominare un amministratore di sostegno che decida per lei. Da qui è partita una campagna sociale portata avanti dall’associazione “Penelope”, presieduta da Giuseppe Bucalo, «per difendere il diritto alla sua autonomia e difendere la libertà di scelta di Nadia» e in questo sarà supportata da un legale.

Attraverso un artifizio comunicativo è stata creata una pagina facebook “Nadia Libera Nadia” attraverso la quale si racconta: «Sono nata in Francia ma mi sento e sono cittadina del mondo. Amo il sole e il mare di Giardini Naxos e odio stare chiusa o rinchiusa fra quattro pareti. Odio le porte chiuse a chiave e qualsiasi altro ostacolo al libero movimento dei corpi e delle anime. Anche per questo sono andata via dalla mia terra. Non sopportavo più di essere contenuta in strutture che mi impedivano di vedere il mare e persone che decidevano per me ogni cosa. Dal 2018 ho una residenza e una casa a Giardini Naxos. Li dormo, mangio e mi lavo e lì torno ogni giorno dopo aver studiato il mondo. La mia casa si chiama "La Cura" ed è abitata da varia umanità. Ho impiegato anni a far capire loro che accogliere non vuole dire rinchiudere e che il vero rispetto per le persone implica l'accettazione delle reciproche differenze e punti di vista. Ora lì sto bene e la chiamo "casa". Dicono che io disturbi con il mio clamore, il mio attraversare la strada, le mie composizioni fatte di rifiuti e avanzi sui marciapiedi cittadini. Può darsi. Dicono che ho bisogno di cure e di stare in luoghi adatti. Questi luoghi io li ho conosciuti e li conosco. Come posso fare a spiegare a tutta questa gente che dice di volermi bene e vuole il mio bene che quelli non sono luoghi per me, che quello non è il mio bene, che mi sento morire a stare chiusa, costretta in orari e ad un ordine che non mi appartiene. Hanno deciso, per il mio bene, che è bene che io resti chiusa e, visto che la legge italiana non permette loro di richiudermi contro la mia volontà, hanno chiesto al giudice tutelare di nominare un amministratore di sostegno che scelga per me e a posto mio dove stare. Questo fa sentire tutti loro dei santi e delle persone pie, e invece rischiano solo di essere carnefici della mia esistenza».

Oltre un mese fa vi è stato un confronto tra il responsabile dell’associazione “Penelope”, Bucalo e l’assessore ai Servizi Sociali, Ariana Talio, per intraprendere un percorso di collaborazione per il bene di Nadia che però non ha sortito gli effetti sperati. «Sin dal nostro insediamento ci siamo attivati per risolvere la vicenda e ci stiamo adoperando per trovare una soluzione idonea ed una struttura a lei conforme come peraltro indicatoci dal Dipartimento di Salute Mentale». «Non è in stato di abbandono come sostengono e come vogliono far credere - controbatte Bucalo - e non rifiuta le cure come dicono; semplicemente non vuole assumere le medicine perché la annichiliscono e di questo se ne rende conto». E mentre continuano a registrarsi posizioni discordanti su cosa sia giusto fare, e cosa no, Nadia continua a vivere la sua vita. Libera. E senza costrizioni.

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