Taormina, nel settore turistico l'occupazione in calo dell'80%
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Taormina. «Alla faccia della destagionalizzazione turistica, nel comprensorio taorminese siamo improvvisamente precipitati a quasi l'80 per cento di licenziamenti della forza lavoro del comparto in questione».
Il forte «grido d’allarme» arriva da Pancrazio Di Leo, segretario regionale aggiunto Fisascat Cisl.
Di Leo è a capo della delegazione che, fra l’altro, tratta, con i vertici del Gruppo «Statuto» che di recente ha acquistato il «San Domenico».
«Per quanto riguarda la solidità finanziaria del Gruppo - dice a tal proposito Di Leo - anche in riferimento alla vicenda del "Danieli" di Venezia che fa parte della serie di alberghi di pertinenza della nuova proprietà, abbiamo avuto rassicurazioni che quanto apparso sui giornali in questi giorni è già stato abbondantemente superato. Adesso, però, inizierà la chiusura preventivata dell'albergo taorminese fino al mese di marzo del prossimo anno».
Il simbolo dell'accoglienza della «Perla», spesso aperto 365 giorni l'anno, effettuerà, infatti, un maquillage anche in vista del G7 di maggio 2017.
«Un'altra ristrutturazione - prosegue Di Leo - è prevista al termine della stagione 2017 e in questo caso ci attiveremo per cercare di venire incontro alle esigenze dei lavoratori».
La vicenda relativa alla salvaguardia dei posti di lavoro del «San Domenico», dunque, sembra per il momento rinviata al prossimo anno, mentre il sindacato chiederà ai primi cittadini del comprensorio di accelerare il «Patto d'Area» per i lavoratori del comparto turistico, ma anche agevolazioni o sanzioni per fare in modo che le strutture alberghiere rimangano aperte il più a lungo possibile.
Solo fino a qualche settimana addietro il movimento turistico era davvero consistente.
Adesso «mancano i voli aerei», hanno più volte sottolineato albergatori e tour operator che si interessano degli arrivi.
La questione, dunque, andrebbe affrontata, magari, con gli organi regionali competenti, per cercare di individuare incentivi per i vettori che improvvisamente «chiudono i rubinetti» dei flussi turistici, facendo precipitare tutto il comprensorio in una «crisi nera».