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Soccorsi, Ong in fuga da Canale di Sicilia: solo Aquarius resta in mare

Di Redazione

ROMA - Dura la vita delle ong che fanno soccorsi nel Mediterraneo. Una missione che presenta due rischi seri: l’ostilità della Guardia costiera libica in alto mare, che può arrivare fino alle minacce con le armi spianate; i sequestri disposti dalle procure una volta arrivati in Italia, come è avvenuto ieri per la Proactiva Open Arms. Succede così che un anno dopo il periodo di massima presenza di navi umanitarie (fino a 12) nel Canale di Sicilia, oggi ne è rimasta solo una. In mezzo, il discusso Codice di condotta proposto dal Viminale. E mentre si avvicina la bella stagione con una probabile intensificazione delle partenze dall’Africa, le prospettive non si annunciano certo migliori per quelli che dalle fila dei partiti usciti vincitori dalle elezioni (Lega e M5S) sono stati definiti sprezzantemente «taxi del mare».

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C'è stato un periodo, la scorsa primavera, in cui il 35% delle persone salvate in mare era stato soccorso da navi delle ong. A quel punto l’Italia si è mossa con Governo, Parlamento e procure, per regolarizzare ed arginare il fenomeno. Ad avviare l' «offensiva» nel febbraio del 2017 era stato proprio il procuratore di Catania Carmelo Zuccaro (lo stesso del sequestro di ieri ai danni della Open Arms), aprendo un’inchiesta sui salvataggi. Era seguita poi l’indagine conoscitiva della commissione Difesa del Senato, conclusa con una relazione che invitava a bloccare «i corridoi umanitari gestiti autonomamente dalle ong». A fine luglio, poi, il ministro dell’Interno, Marco Minniti, ha varato il Codice di regolamentazione restrittivo per le organizzazioni, alcune delle quali - come Medici senza frontiere - si sono rifiutate di firmare. Contestualmente, la Guardia costiera libica ha intensificato i pattugliamenti, anche grazie alle motovedette donate dall’Italia, definendo la sua area di ricerca e soccorso.
Da allora è iniziata la 'ritiratà per le navi umanitarie: ai primi di agosto la Iuventa della tedesca Jugend Rettet stata posta sotto sequestro dalla procura di Trapani.

La stessa procura ha perquisito la Vos Hestia di Save the children, che ha poi abbandonato le operazioni nel Mediterraneo. Stessa decisione è stata presa dal Moas, mentre si sono registrati diversi 'incidentì tra imbarcazioni umanitarie e guardia costiera libica. Anche Sea Eye ha sospeso l’attività, spiegando che potrebbe riprendere la prossima settimana. La nave di Sea Watch, infine, è ferma in Spagna, ma fa sapere che ha intenzione di continuare a condurre salvataggi nel Mediterraneo Centrale. Allo stato, dunque, c'è solo l’Aquarius di Sos Mediterranee-Msf ad incrociare nel Canale di Sicilia in supporto ai migranti. «Dopo alcuni giorni in porto per rifornimento e cambio equipaggio - fanno sapere dalle nave - Aquarius si prepara a tornare nelle acque internazionali mentre le condizioni meteo migliorano. I team di SosMedItalia sono pronti a salvare vite». 

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