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La Turchia del dopo fallito golpe tra attacchi a Usa e braccio teso a Russia

la Turchia continua la resa dei conti interna e il riallineamento sullo scacchiere internazionale. L’arsenale mediatico del presidente Recep Tayyip Erdogan continua a prendere di mira gli Usa, definendoli «gli architetti del colpo di stato» insieme a Fethullah Gulen e accusandoli di aver cospirato per ottenere in cambio una base militare al confine con la Siria

La Turchia del dopo fallito golpe tra attacchi a Usa e braccio teso a Russia

Recep Tayyip Erdogan

Attacchi agli Stati Uniti e accordi con la Russia. Dopo il fallito golpe, la Turchia continua la resa dei conti interna e il riallineamento sullo scacchiere internazionale. L’arsenale mediatico del presidente Recep Tayyip Erdogan continua a prendere di mira gli Usa, definendoli «gli architetti del colpo di stato» insieme a Fethullah Gulen e accusandoli di aver cospirato per ottenere in cambio una base militare al confine con la Siria. Nelle stesse ore, i ministri turchi in visita a Mosca brindano al disgelo, dicendosi pronti a far ripartire il progetto del gasdotto Turkish Stream e annunciando l’atteso faccia a faccia tra Erdogan e Vladimir Putin per il 9 agosto a San Pietroburgo.
Dopo le accuse al generale Usa in pensione John Campbell, che le ha respinte definendole «assolutamente ridicole», nel mirino è finito oggi Henri Barkey, ex ufficiale della Cia e attuale direttore del programma per il Medio Oriente al Woodrow Wilson Center. L’attacco proviene ancora da Yeni Safak, lo spregiudicato quotidiano vicino a Erdogan, secondo cui Barkey avrebbe trascorso la notte del golpe in un hotel delle isole dei Principi, al largo di Istanbul, organizzando un presunto "incontro clandestino». Un sentimento anti-americano che in Turchia sembra farsi sempre più forte. Il Dipartimento di Stato ha autorizzato la «partenza volontaria» delle famiglie di dipendenti delle missioni diplomatiche. Tensioni che potrebbero complicare ulteriormente il lavoro dei ministri degli Esteri e della Giustizia, attesi nei prossimi giorni negli Stati Uniti per fare pressioni sull'estradizione di Gulen. Che, dal canto suo, si affida alle colonne del New York Times per professare una volta di più la sua innocenza e chiedere a Washington di non cedere al «ricatto» di Erdogan.
Intanto, il governo annuncia il via ai lavori con l'opposizione per una riforma costituzionale «su piccola scala e a breve termine», volta a mettere al sicuro il sistema, e insiste con il pugno di ferro contro i presunti 'gulenistì. Anche oggi sono stati effettuati decine di arresti, compresi 19 accademici e un ex rettore. In manette pure 2 generali, fermati all’aeroporto di Dubai, e l’ex prefetto di Istanbul, Huseyin Avni Mutlu, che guidò la repressione governativa delle proteste di Gezi Park. Proseguono anche le epurazioni, con decine di diplomatici e 2 ambasciatori cacciati dal ministero degli Esteri.
Mentre le folle pro-Erdogan continuano ogni sera a scendere in strada per una «guardia della democrazia», la Turchia esalta i simboli della resistenza al golpe. Il Ponte del Bosforo a Istanbul è stato ribattezzato «Ponte dei Martiri del 15 luglio», mentre nella capitale Ankara hanno cambiato nome la piazza centrale di Kizilay e quella davanti allo Stato maggiore. Prevista anche la costruzione di 2 monumenti in memoria delle vittime. Altrettanto simbolico appare il trattamento riservato ai golpisti uccisi. Dopo i funerali islamici negati, molti sono stati seppelliti in uno spazio semi-deserto nell’estrema periferia asiatica di Istanbul, definito ufficialmente «Il cimitero dei traditori». (ANSAmed).

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