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Il virus dilaga in Gran Bretagna, Boris Johnson annuncia in diretta un nuovo lockdown totale

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Il virus dilaga in Gran Bretagna, Boris Johnson annuncia in diretta un nuovo lockdown totale

Di Luca Mirone

ROMA - L’Europa si blinda sempre di più per resistere alle folate invernali della pandemia, in attesa che i vaccini facciano effetto: la Gran Bretagna, travolta dalla variante del virus, ha adottato il livello massimo di allerta, un sostanziale lockdown, e chiuderà le scuole fino a febbraio. Mentre la Germania è decisa a prolungare il blocco nazionale fino al 31 gennaio.

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I britannici stanno andando veloci con le vaccinazioni. Avendo iniziato quasi tre settimane prima degli altri europei, con la Pzifer, hanno già immunizzato oltre un milione di persone. E oggi, primo Paese al mondo, sono state somministrate le prime dosi del farmaco AstraZeneca. Per Londra è una buona notizia, ma non basta, perché la situazione sul fronte dei contagi appare fuori controllo: dopo una settimana sopra i 50 mila casi al giorno, oggi si è raggiunto il nuovo picco di 58.784 contagi (a fronte di 430 mila tamponi).

Per il governo quindi occorre agire subito, e Boris Johnson ha deciso di rivolgersi direttamente alla nazione con un messaggio in tv per annunciare un’ulteriore stretta che era nell’aria da giorni e che prevede un livello di allerta 5 - praticamente il terzo lockdown nazionale - e una stretta senza precedenti anche nelle scuole fino a metà febbraio. «Vi chiediamo di restare casa. Potete lasciare casa solo per necessità. Se siete persone vulnerabili vi consiglio di proteggervi, rimanete a casa e salvate il Servizio sanitario nazionale» ha detto in diretta tv il premier inglese. In base alle nuove regole, i cittadini potranno lasciare le proprie abitazioni solamente per acquistare beni alimentari o per lavoro, se non possono lavorare da remoto, o per ragioni sanitarie.

La Scozia intanto, in autonomia, ha già reimposto il confinamento a partire dalla mezzanotte.

Il lockdown, in Germania, sarà prorogato fino al 31 gennaio, con la chiusura di scuole, bar, ristoranti e molti negozi. Il governo federale e i 16 Land sono d’accordo sul fatto che l'epidemia è ancora troppo aggressiva. E gli stessi medici hanno rilevato che la stretta nazionale adottata il 16 dicembre non ha ancora prodotto risultati tangibili. L’obbligo di restare a casa verrà esteso anche in Austria, fino al 24 gennaio. In Spagna, la Catalogna chiuderà per 10 giorni, con tutto il Paese che parla già di terza ondata.

L’Ue, nel suo complesso, sconta una generale lentezza nella campagna di vaccinazioni, con punte disastrose registrate in Francia, che nei primi 5 giorni ha effettuato poche centinaia di vaccinazioni, anche se il ministro della Salute Olivier Véran si è affrettato ad annunciare migliaia di dosi inoculate nella giornata di oggi dopo che il presidente Macron è andato su tutte le furie. In alcuni Paesi si sta pensando peraltro di seguire l'esempio della Gran Bretagna, estendendo l’intervallo tra la prima e la seconda dose per coprire un maggior numero di persone. Ma una significativa accelerazione avverrà soltanto con il via libera ad altri sieri, oltre quello della Pzifer che al momento è l’unico ad essere utilizzato tra i 27.

Su questo fronte diverse cancellerie, a partire da Berlino, hanno fatto pressione sull'Ema. L’Agenzia europea del farmaco ha anticipato ad oggi una riunione per la possibile autorizzazione al prodotto dell’americana Moderna. Ma l’attesa luce verde non è arrivata e la decisione è slittata a mercoledì.

Il nodo principale è quello delle forniture insufficienti. La Commissione Ue in questa fase sta negoziando con la Pfizer per ottenere più dosi oltre le 300 milioni che si è già assicurata. Inoltre vuole aumentare la fornitura di Moderna da 80 a 160 milioni di dosi. Bruxelles ha chiuso accordi con 6 compagnie farmaceutiche per quasi due miliardi di dosi, una volta che arriveranno le autorizzazioni, ha ricordato un portavoce. Il problema attuale, ha tuttavia osservato, è «una questione di capacità produttiva, che riguarda tutti».

Da questo punto di vista, la disponibilità dei vaccini diventa inevitabilmente una questione politico-strategica. Basti pensare ad esempio che l’India, il principale produttore di vaccini al mondo, ha deciso di vietare l’export dell’AstraZeneca (ne ha già pronte 60 milioni di dosi) per dare priorità assoluta alla sua popolazione nei prossimi mesi. 

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