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Esposto shock di De Luca sulla gestione "affaristica" del Teatro Antico (e non solo)

Il sindaco tira in ballo la società Aditus, che gestisce ingressi ed eventi. «Blitz a Roma per contattarmi, poi hanno offerto a un mio amico di fare una società parallela»

25 Giugno 2023, 11:55

È stato, fino alle due di notte, «piacevolmente a chiacchierare» con il presidente dell’Ars, Gaetano Galvagno. E la confidenziale convivialità non è passata inosservata, tanto da arrivare - in tempo reale - a Palermo. Poi, però, Cateno De Luca ha «dormito male, malissimo». Nonostante la magia della serata di gala di TaoFilmFest e la gradevole compagnia trasversale.
E così la mattina di “Scateno”, ben prima del pranzo preparato a Fiumedinisi dalla madre (pasta con patate, fagiolini, zucchine e peperoncino, con coccole psicologiche: «Ti vedo troppo stanco e nervoso, cerca di rilassarti qualche ora, intanto pensa a mangiare cose genuine e… lassulu stari a na mummia di Schifani»), si apre con due occhiaie gigantesche. E con la dichiarazione di guerra al «sistema politico-mafioso che gestisce gli affari nei parchi archeologici siciliani».

L'indiscrezione

De Luca conferma l’indiscrezione raccolta da La Sicilia: un «dettagliato esposto» presentato alla guardia di finanza. Con un contenuto molto più preciso delle accuse lanciate sui social. «Chi doveva sapere, adesso sa. Tutto è compiuto, io ho la coscienza a posto». Il sindaco tira in ballo Aditus, la società piemontese (100 dipendenti, 2,5 milioni di ticket l’anno in tutta Italia) che gestisce gli ingressi, gli eventi e i servizi in molti siti della Sicilia orientale: oltre al Teatro antico di Taormina e all’area archeologica di Naxos, fra gli altri, anche il Parco della Neapolis (con dentro il Teatro greco), il castello Maniace e il museo Paolo Orsi di Siracusa, il Parco archeologico di Tindari e la Villa romana di Patti. De Luca, appena insediato, ha cacciato Aditus dal PalaCongressi, revocando la concessione del Comune. La società s’è rivolta al Tar, ma il ricorso è stato respinto. Eppure questo contenzioso è nulla rispetto al potenziale esplosivo del racconto di De Luca ai pm. Il punto di partenza è la gestione dei tesori di Taormina, definita «abusiva» in quanto «in regime di prorogatio da marzo scorso, visto che nessuno sembra essersi accorto che la precedente concessione è scaduta». O forse no, visto che lo stesso De Luca evoca «una nuova gara d’appalto che sta preparando La Rocca (Mario, dirigente generale dei Beni culturali) sulla quale, a detta del sindaco, sarebbe «in imbarazzo» anche la direttrice del Parco di Naxos-Taormina, Gabriella Tigano.

Le rivelazioni

Ma le rivelazioni più pesanti riguardano i tentativi di contatto da parte dei vertici della società: «Mi hanno cercato, mi hanno pressato», afferma De Luca. Ricordando un primo episodio, «con diversi testimoni», che sarebbe avvenuto a Roma nel corso di «una colazione fra me e una giornalista», quando «è spuntata la signora di Aditus». Che al sindaco avrebbe detto: «Ora comanda lei ed è con lei che dobbiamo trattare». “Scateno” sostiene di averla «mandata affanc…: noi non abbiamo niente da dirci». Sempre «la signora di Aditus», un paio di giorni dopo il fallito approccio romano, avrebbe anche «tentato, scendendo a Taormina e cercando un intimo amico mio, di proporci una società per gestire in parallelo soldi e affari». Si tratta di uno stimato manager siciliano. Una registrazione del colloqui sarebbe stata consegnata alla guardia di finanza, assieme ad altri atti e screenshot di chat.

La "signora degli appalti"

Accuse durissime rivolte a Rossella Bussetti, l’imprenditrice coinvolta a Palermo, in veste di titolare della “Jumbo Grandi Eventi”, nell’inchiesta sul sistema Giacchetto. Arrestata e poi rinviata a giudizio a Palermo, la cosiddetta «signora degli appalti» ne è uscita pulita: non luogo a procedere nella tranche trasferita a Catania, prescrizione nel filone romano. Bussetti, però, oggi non riveste alcun ruolo ufficiale in Aditus. Il presidente del cda è il figlio, Riccardo Ercoli, a cui La Sicilia ieri ha chiesto (invano) una posizione ufficiale sulle rivelazioni di De Luca. «È tutto nelle mani degli avvocati. Al momento non rilascio interviste», la risposta via sms. Infine, De Luca avrebbe segnalato «a chi di competenza» un «curiosa coincidenza»: la project manager locale di Aditus, Manuela Trifiletti, è la moglie di Danilo La Monaca, assessore designato (in quota Fdi) dall’ex sindaco dem Mauro Bolognari, poi sconfitto da “Scateno”.

L'attacco a Schifani

Da Aditus si arriva, con un nesso tutto da dimostrare, a Schifani e a quella che “Scateno” definisce «la sua gestione politico-mafiosa», invitando i sindaci dei comuni in cui ricadono i 14 siti archeologici a Palermo, mercoledì prossimo, «per fare squadra contro la lobby di affaristi e colonizzatori che drenano le nostre risorse in un regime di monopolio e le portano altrove». L’attacco al governatore è sull’emendamento della discordia. Quello sui fondi regionali ai comuni sede di Parchi archeologici, proposto da De Luca, diventato materiale esplosivo per il centrodestra siciliano. La norma, accantonata dall’Ars (anche se il presidente Galvagno, sostenendo che «gli accordi si rispettano», non esclude di metterla al voto nella versione originaria) prevedeva il 10% dei proventi dello sbigliettamento ai Comuni, più un altro 20%, da dividere con i Parchi, per i grandi eventi organizzati dai privati. Dal congelamento si arriva - fra veleni, accuse di alto tradimento di assessori e urla - all’emendamento riscritto da Schifani: fino al 10% sui bigietti ai Comuni, per un massimo di 400mila euro l’anno, senza alcun riferimento agli eventi privati. «Il testo presentato da Schifani fa solo gli interessi dei privati, non certo quello dei sindaci dei suoi comuni che non prenderanno neanche le briciole», sostiene De Luca. E anche in questo caso spunta un nuovo documento. Il testo di un altro emendamento, predisposto mercoledì notte dal governo dopo che era scoppiato il caso all’Ars. È Marco Falcone - ed è la prova che una “trattativa” c’è stata, forse non all’insaputa di Schifani - a inviare la bozza, alle 22,30 circa, al leader di ScN. De Luca lo spulcia e chiede all’interlocutore di aggiungere una parte mancante: il riferimento ai «proventi derivanti dallo sbigliettamento o canone per eventi organizzati da privati in forma singola o associata». E poi c’è un altro inghippo: nel testo governativo il contributo agli enti locali è fissato «fino a un massimo del 10 per cento dei proventi netti derivanti dalla vendita dei biglietti d’ingresso». “Scateno” tempesta di sms l’assessore all’Economia (a cui poi Schifani toglierà la delega dei rapporti con l’Ars) chiedendo di «togliere la parola netti». Con questo ragionamento: «Marco, netto significa che da un evento può restarmi anche zero, ma io i costi li devo sostenere lo stesso». Falcone non risponde e De Luca capisce l’antifona: «Chi ha scritto questo emendamento non mi pare tanto esperto… Anzi… è sperto». Ed è soltanto a questo punto che si rompe l’accordo che una parte del centrodestra aveva siglato con il leader d’opposizione. Dalle 23 in poi di mercoledì scorso parte un’altra storia, con un innesco finora sconosciuto. E un finale ancora tutto da scrivere.

Twitter: @MarioBarresi