Bergoglio, la tata catanese e quella medaglietta che forse Papa Francesco ha portato con sé nella tomba
La vicenda di Concettina, donna della Sicilia emigrata in Argentina che prestò servizio nella famiglia del futuro Pontefice: «Era felice, sorridente, con la dignità di chi lavora»
Ci piace immaginare che quella medaglietta Papa Francesco l’abbia portata anche dentro la tomba. «Non se ne liberava mai: la teneva sempre addosso», assicura Nello Scavo, inviato di Avvenire con una certa frequentazione della Santa Sede, evocando «una storia molto catanese» legata all’umile gioiello. La tirammo fuori, il 27 luglio del 2014, sul nostro giornale.
Ed è una storia che profuma di fiori di mandorlo e di sapone alla lavanda. Parte dall’album dell’infanzia di Bergoglio, con il dolce ricordo di Conception Maria Minuto. Che in realtà si chiamava Concettina. La lavandaia-governante della famiglia. «Era una donna della Sicilia. Era emigrata in Argentina con due figli, vedova, dopo che il marito morì in guerra. Arrivò con niente, ma con il lavoro ha mantenuto la sua casa», il ricordo dello stesso Bergoglio al Clarin.
Era la metà degli Anni 40. Il piccolo Jorge Mario, dieci anni, viveva a Flores, quartiere popolare di Buenos Aires. «Quando lavava - raccontò nell’intervista del 2014 - ci insegnava molto, parlava della guerra e di come si coltivava in Sicilia, della povertà e della fame. Parlava un po’ in italiano e un po’ in castigliano».
Poi la famiglia del futuro Pontefice andò ad abitare in una zona medio-borghese, ad Almagro, dove maturò il tifo per il San Lorenzo. S’erano perse per anni le tracce della lavandaia siciliana fino quando «venne a salutarmi, io ero già prete e chiedevo la grazia di poterla rivedere».
Conception riapparve a San Miguel, il rione in cui c’è la Casa dei gesuiti del Bergoglio seminarista e poi giovane sacerdote. Poi un nuovo distacco, altri anni di silenzio. «Finalmente la ritrovai - rivelò il Papa al settimanale argentino - quando aveva ottant’anni o giù di lì. E l’accompagnai per altri dieci anni, fino alla morte».
E noi su quella donna scoprimmo tutta la verità. Dopo un lungo e complicato screening: sulle 280 famiglie Minuto di tutt’Italia, 54 erano in Sicilia, soprattutto a Catania (14), Messina (14) e Palermo (13). E riuscimmo a trovare i discendenti, con tanto di prove. Parlando con il nipote, Pippo Minuto, ex capitano di lungo corso della marina militare, nipote di “Concettina”.
Il racconto
Il racconto di quell’illuminante incontro fu pubblicato su La Sicilia del primo settembre 2014. Domenico (poi diventato Domingo) Minuto e la moglie Anna Guarnera partirono da Catania ai primi del Novecento. Destinazione Buenos Aires. Dove ebbero quattro figli: Antonio, Emanuele (Manuel, padre di Pippo), Maria Conception e Giuseppina. Le cose andavano bene, ma la Sicilia è sempre una calamita e così i Minuto, nel marzo 1919, tornarono in patria. Ma il destino dei figli si separò: “Concettina”, vedova e con due due figli, decise di tornare in Argentina. Lettere, biglietti, fotografie: la scatola dei ricordi di Pippo Minutolo parla della della zia «cameriera nella case dei ricchi». Lei tornò soltanto una volta in Sicilia, come testimoniano un paio di polaroid scattate a Taormina nel 1978.
Conception riannodò il filo con Bergoglio: si ritrovarono e si persero più volte. Fino alle scena finale. Da brividi: «Pochi giorni prima di morire prese dalla sua borsa questa medaglia e disse: “Voglio che la prendiate voi”. E ogni notte, quando me la tolgo e la bacio e ogni mattina quando la indosso, rivedo l’immagine di questa donna. Non lo sapeva nessuno, lei si chiamava Conception Maria Minuto. Morì felice, sorridente, con la dignità di chi lavora», rivelò il Papa.
E adesso, che anche Papa Francesco non c'è più, il nipote catanese della tata di Bergoglio ci racconta che, dopo quegli articoli, «noi come famiglia nonostante più volte abbiamo cercato di contattare il Vaticano, non abbiamo mai ricevuto alcuna risposta».
Minutolo rammenta che «un giorno ascoltando un Angelus in televisione mi colpì il modo in cui parlava delle badanti, della dignità del lavoro di assistenza. E ho pensato che quel ricordo fosse dedicato a mia zia Maria Conception, che lo aveva aiutato a crescere. Lei aveva un figlio di nome Francisco e qui a Catania ha anche un nipotino che si chiama Francesco. Avremmo voluto farglielo conoscere». Ma non è stato possibile. Non importa, perché oggi sotto l’Etna il pensiero è «al dispiacere per un grandissimo Papa che non c’è più» e alla suggestione che Francesco abbia portato con sé quel dolce ricordo «della nostra famiglia». E della Sicilia degli “ultimi”.