Sette giorni di sospensione senza retribuzione a Maria Mandalà, capo area dei Tributi, tre a Fabrizio La Malfa, responsabile del servizio Tari. La stura alla divulgazione della notizia, la dà una mail inviata alla terza commissione e per conoscenza alla prima, in seguito a una “innocua" convocazione alla dirigenza per parlare di Imu. L’assenza forzata viene giustificata adducendo la calata della scure, da parte della commissione giudicatrice, nel processo disciplinare al quale i due dirigenti erano stati sottoposti. Ma forse è presto per un bilancio definitivo dell’acre conflitto scoppiato tra la dirigenza e la direzione generale su diversi campi di battaglia, a iniziare dalle progressioni verticali. I criteri per gli avanzamenti suscitarono la nota ufficiale contestata, a firma dei due dirigenti, unitamente alla dirigente di nomina fiduciaria - non di ruolo, cioè ma designata dall’amministrazione - Marilena Sireci, a capo del contenzioso tributario e oggi per alcuni giorni unica dirigente in area, che invece ha evitato il procedimento. Questione di gradualità nella misurazione degli addebiti, si dice a Palazzo delle Aquile, così soppesata dal direttore generale Eugenio Ceglia. Poi c’è stata (e c’è ancora) la querelle Municipia, cioè il nodo dell’esternalizzazione dei servizi di accertamento e riscossione, con una tesissima corrispondenza che aveva visto la Mandalà e l’amministrazione su punti di vista diametralmente opposti. E che ha indotto le opposizioni alla presentazione di un esposto a procura e Anac.Tanti gli anelli di congiunzione, ai quali si aggiunge quello relativo alla mancata sottoposizione a procedimento disciplinare di ben otto dirigenti, oltre la Sireci, cioè Rosa Vicari (reduce da una condanna definitiva della magistratura contabile), sei avvocati comunali con in testa il capo Vincenzo Criscuoli. E Massimo Rizzuto - dirigente di nomina fiduciaria come la Sireci - il cui nome, come raccontato da La Sicilia, è rimbalzato dalle carte per una preoccupata nota della Ragioneria generale, il giugno scorso, circa un accertamento Tari durante il quale avrebbe sostenuto l’esenzione di Invitalia spa dal pagamento, per presunti «accordi con l’amministrazione».
Il fatto accadde ben prima dello scoppio della “guerra dei tributi” (la nota della discordia è datata 19 settembre). Rizzuto è stato in passato candidato al consiglio comunale con Cantiere popolare e, prima, assessore provinciale alle Politiche sociali in quota centrista (area Cuffaro-Romano-Cordaro) nella giunta di Giovanni Avanti, nominata esattamente tredici anni fa. E nel suo curriculum, mentre la nota della Ragioneria gli nega «alcun titolo per intervenire», pure una consulenza per l’“Attivazione dello Sportello di consulenza aziendale per attrazione investimenti in convenzione con Invitalia”, per l’intero 2022. Dal 30 settembre 2023, è responsabile dei partenariati pubblico-privato, compreso il coordinamento del gruppo di lavoro per la valutazione dell’esternalizzazione dei tributi a Municipia. In ambienti dell’amministrazione si rileva come Rizzuto avrebbe ricevuto nota da parte del segretario generale - in veste di responsabile trasparenza - Raimondo Liotta, sui rilievi della Ragioneria basati sul verbale dei tecnici dei Tributi. E sì, avrebbe dichiarato di avere telefonato a La Malfa per comprendere meglio le circostanze. La Malfa aveva poi smentito che vi fosse alcuna possibilità di esenzione. Il dg Ceglia non avrebbe ravvisato i presupposti per avviare l’azione disciplinare. Ora decaduta.
Per l’opposizione al completo, il provvedimento - si legge in una nota - «è senza precedenti e rischia di minare i rapporti di fiducia e la distinzione di ruoli tra l’attività di indirizzo politico e la sfera gestionale. Sorge il dubbio che possa configurarsi come un atto di ritorsione».