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Piazza Armerina

Troppe saracinesche chiuse in poco tempo, Confcommercio: "Non si fa rete per una reale cultura d'impresa"

Per il presidente Maurizio Prestifilippo "in una città a vocazione turistica le opportunità esistono. Serve il coraggio di investire, ampliare i servizi e sfruttare i periodi di maggiore afflusso, invece di rinunciare per timore dei costi"

Marta Furnari

09 Gennaio 2026, 06:06

Troppe saracinesche chiuse in poco tempo, Confcommercio: "Non si fa rete per una reale cultura d'impresa"

La delegazione ennese di Confcommercio Caltanissetta-Enna, presieduta da Maurizio Prestifilippo

Il numero crescente di serrande abbassate in città continua a preoccupare. Le chiusure commerciali non rappresentano più singoli casi isolati, ma il segnale di una difficoltà strutturale che mette in discussione il futuro economico di una città, Piazza Armerina, che punta sul turismo come motore di sviluppo. Secondo Confcommercio Caltanissetta-Enna, il problema non può essere attribuito soltanto a tasse e costi di gestione. A pesare è anche una fragilità della cultura imprenditoriale. “Fare impresa oggi è complesso -spiega il presidente Confcommercio Maurizio Prestifilippo- ma in una città a vocazione turistica le opportunità esistono. Serve il coraggio di investire, ampliare i servizi e sfruttare i periodi di maggiore afflusso, invece di rinunciare per timore dei costi”.
Uno dei nodi principali resta la difficoltà di trasformare il flusso turistico in economia reale. Durante l’estate, Piazza Armerina registra un aumento significativo di visitatori, ma il sistema commerciale spesso non riesce a intercettare la domanda. Ridurre servizi, spazi o non innovare l’offerta significa, di fatto, auto-escludersi dal mercato. Emblematico lo stato di via Garibaldi e via Mazzini, un tempo arterie commerciali vitali e oggi segnate da attività chiuse e vetrine spente. Una situazione che incide non solo sull’economia, ma anche sul decoro urbano e sulla percezione di sicurezza del centro. Altro elemento critico è la scarsa propensione a fare rete. “Molti imprenditori non si rivolgono alle associazioni di categoria - sottolinea Prestifilippo - nonostante esistano strumenti concreti come accesso al credito, consulenze e fondi di supporto”.

A ciò si aggiunge la concorrenza al ribasso, con prezzi spesso insostenibili che finiscono per danneggiare l’intero comparto. “Nel quadro complessivo entra anche il ruolo della politica locale. -osserva Prestifilippo- Attraverso politiche di rigenerazione urbana, una migliore organizzazione degli spazi e una visione condivisa dello sviluppo è possibile incidere concretamente sul rilancio del commercio cittadino. Una città turistica con troppe serrande abbassate perde valore e identità. Per invertire la rotta servono alleanze tra imprese e istituzioni e una visione di lungo periodo”.