18 gennaio 2026 - Aggiornato alle 20:36
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Musica

I suoni di Silence dalla Sicilia alla conquista dello Spazio

Il nuovo progetto del compositore dedicato alla Missione Artemis della Nasa

Leonardo Lodato

18 Gennaio 2026, 16:58

Il disco

La copertina dell'album di Silence

Dal fondo del mare allo spazio: il nuovo viaggio musicale di Silence, nome d’arte di Calogero “Lillo” Villareale, mira all’infinito che ci circonda.

Dopo aver firmato la colonna sonora e l’album ispirati al racconto della tragedia che nell’agosto del 1925 colpì l’equipaggio del Regio Sommergibile Sebastiano Veniero, storia raccontata nel libro “Storie di Uomini e di Navi” (seconda edizione uscita pochi giorni fa per i tipi della Compagnia Nuove Indye) scritto a quattro mani da Leonardo Lodato e Guido Capraro, il compositore e producer siciliano torna con un nuovo progetto ambizioso.

Se allora la sua musica accompagnava una storia sepolta negli abissi del Mediterraneo, oggi lo sguardo si sposta verso l’alto: dallo spazio profondo alla Luna.

Nasce così Artemis, un album ispirato alla missione spaziale della Nasa e al fascino eterno del nostro satellite.

Dopo il sommergibile Veniero, oggi ci porti sulla Luna. È un passaggio simbolico?

«Assolutamente sì. Mi piace pensare a questo progetto come a un viaggio ideale: dal punto più profondo del mare fino allo spazio. Prima ho raccontato musicalmente una storia di uomini, coraggio e memoria sommersa. Oggi racconto l’esplorazione, il futuro, l’ignoto».

Perché hai scelto proprio la missione Artemis come ispirazione?

«Artemis rappresenta il ritorno dell’uomo sulla Luna, ma anche una nuova visione dell’esplorazione spaziale. È una missione che guarda lontano e questo mi ha ispirato molto dal punto di vista emotivo e sonoro. “Artemis” nasce da un altro mio interesse: l’esplorazione spaziale. Appena venni a sapere della missione lunare rimasi folgorato da una improvvisa ispirazione che mi spinse a realizzare la colonna sonora dedicata ad essa. Il progetto è destinato ad ogni singolo ascoltatore ma chissà... con un po’ di fortuna potrebbe diventare la colonna sonora della missione. Una cosa è sicura: le note e le melodie presenti negli album “Artemis” e “The Orchestral Artemis” sembrano state dettate direttamente dalla Luna, dalla sua luce che spesso accompagna il nostro stato d’animo. Ascoltare per credere!».

Che tipo di album è Artemis?

«È un album cinematico ed elettronico, con forti elementi orchestrali. Ogni brano è una scena, un capitolo di un racconto immaginario che accompagna l’ascoltatore in un viaggio lunare».

Cosa ti affascina di più dello spazio?

«Il silenzio, l’immensità, la sensazione di essere piccoli davanti all’universo. È una dimensione perfetta per la musica. Un racconto musicale tra scienza e sogno».

Artemis è composto da 10 tracce ed è disponibile già dal 16 gennaio su tutte le piattaforme digitali. L’artwork ufficiale raffigura un volto umano con la Luna al posto dell’iride, simbolo del legame profondo tra uomo e cosmo. Il progetto è stato inoltre arricchito da una versione orchestrale intitolata The Orchestral Artemis, in uscita il 5 febbraio, che reinterpreta l’album in chiave sinfonica e cinematografica. Un progetto che unisce tecnologia, immaginazione e suggestione cinematografica. Dagli abissi del mare allo spazio profondo, Silence continua il suo percorso di narratore musicale, trasformando la storia e la scienza in emozione sonora.

Ma facciamo un passo indietro: cosa ti ha spinto a fare musica?

«Una passione coltivata dall’età di 8 anni, quando da bambino andavo ad ascoltare un gruppo rock italiano nella loro sala prove. Da lì l’esigenza di imparare a suonare la chitarra per poi passare alla tastiera e successivamente ai synth ed ai software multitraccia per la composizione. Ho trascorso molto tempo della mia vita ad ascoltare musica strumentale di ogni genere, dalla classica alla techno hardcore. Per non parlare poi il fascino della musica elettronica di Jarre, Vangelis, Alan Parsons e quella più acustica di Mike Oldfield, nonché le tecniche chitarristiche di Malmsteen e la fantasia di Joe Satriani e Steve Vai e tanti altri».

Tu sei siciliano ma per motivi di lavoro e di cuore, vivi ormai da tempo in Calabria, quanto influisce il luogo fisico nella tua ricerca musicale?

«Inizialmente . Il mio è sempre stato un genere musicale un po’ particolare, meno commerciale e ricercato ma non per questo meno apprezzato. Non sembra ma 25 anni fa (e sì: sono trascorsi 25 anni dal mio “battesimo” sul palco) Internet non era così alla portata di tutti ed era molto lento. Oggi invece basta avere un qualsiasi cellulare per essere connessi e far conoscere la propria arte anche dall’altra parte del mondo».

Il tuo rapporto con l’IA?

«Direi controverso. Ne è testimone il mio album “Aurora Code” nel quale do origine alla sperimentazione della musica generata con l’IA. La sperimentazione consiste nell’approcciare il metodo tradizionale insieme ai nuovi metodi di realizzare musica. Il punto chiave tra i due è questo: entrambe le strade possono convivere. Un musicista con una solida formazione può divertirsi a usare l’IA come ulteriore strumento creativo, senza rinunciare alla propria identità. E questo non toglie nulla al valore del percorso tradizionale, che rimane ricco di esperienza e di sensibilità umana».

Credi comunque che l’IA possa aiutare gli artisti e, nel tuo caso i musicisti?

«, come ho detto prima, un artista rimane sempre un artista a prescindere dallo strumento che gli viene messo davanti, che sia un pennello, una chitarra, una tastiera o un’app per realizzare musica. Un neofita che si addentra nel mondo della musica (o dell’arte in generale) direttamente aiutandosi esclusivamente con l’IA non sarà mai un vero artista. Per comprendere meglio: tutti sappiamo usare una calcolatrice ma ci hanno insegnato prima a saper svolgere un compito di aritmetica senza».

Quali ritieni che possano essere i punti deboli dell’IA?

«Questa è una bella domanda perché mentre sono qui a rispondere, l’IA continua ad evolversi ad una velocità vertiginosa. Tuttavia l’IA stessa sa di non essere (ancora) capace di superare l’ingegno umano rimanendo solo uno strumento utile».

Tornando sul pianeta Terra, da Franco Battiato a Delia e Rob (le concorrenti di X Factor), ritieni che gli artisti siciliani abbiano una marcia in più verso il successo? E perché?

«La Sicilia vanta una cultura artistica di tutto rispetto da sempre ed in qualsiasi campo. Ricordiamoci che l’isola, dall’antichità, ha “subito” influenze da ogni parte della terraferma e nonostante tutto mantiene una propria identità. Questa tenacia si manifesta anche nella musica e nell’arte».