L'EDITORIALE
Per chi crede ancora nei fatti, la verità non urla
L’editore de “La Sicilia” risponde agli attacchi personali arrivati dalla concorrenza
La concorrenza è una cosa seria. È ciò che spinge le imprese a migliorare e l’editoria a fare meglio il proprio mestiere. Per questo ho sempre rispettato chi compete con correttezza, idee e lavoro. La competizione leale fa crescere tutti.
Più difficile da comprendere è quando la concorrenza rinuncia ai fatti per inseguire il rumore. Quando l’approfondimento lascia spazio all’insinuazione e vecchie storie, già chiarite da tempo, vengono riproposte come se fossero novità. Non è un problema personale: è un problema di metodo.
In questi giorni ho letto ricostruzioni che raccontano una realtà distante dai fatti, con ricostruzioni che chiamano in causa me e le realtà imprenditoriali che guido. Non provo indignazione, ma una certa sorpresa. Pensavo che un certo modo di fare informazione — più vicino ai blog di quartiere che al giornalismo vero — appartenesse ormai al passato. Evidentemente qualcuno crede ancora che attaccare persone o imprese sia più semplice che raccontare la realtà.
Le opinioni meritano rispetto, sempre. Le menzogne no. Per questo ho affidato ai miei legali il compito di tutelare la verità dei fatti: non per limitare la libertà di nessuno, ma per ricordare che la libertà di informare vive insieme alla responsabilità di verificare.
La Sicilia merita fatti, non pettegolezzi. Merita un’informazione capace di guardare avanti, non di inseguire caricature. I lettori lo sanno distinguere: riconoscono chi costruisce e chi invece prova soltanto a fare rumore.
Noi scegliamo di restare dalla parte dei fatti. Al tempo e alla giustizia, come sempre, l’ultima parola.