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l'iniziativa

Abitare il mito, abitare la fiaba: a Torre Archirafi il festival che cura con le storie

Si è chiuso il Festival dell’Autobiografia “Abitare il Mito abitare la Fiaba”, tra laboratori e biblioterapia: percorsi di identità, inclusione e crescita emotiva per bambini, insegnanti e famiglie

30 Maggio 2026, 22:41

22:50

Abitare il mito, abitare la fiaba: a Torre Archirafi il festival che cura con le storie

Si è concluso, tra il plauso generale di un pubblico eterogeno e attento, il Festival dell’Autobiografia “Abitare il Mito abitare la Fiaba” svoltosi al piccolo borgo di Torre Archirafi (Riposto). Il Festival, organizzato dalla dott.ssa Lucia Caruso per “l’Albero filosofico”, giunto alla sua quarta edizione, ha preso avvio con un incontro dedicato alle classi dell’IC “G. Verga” di Riposto.

I laboratori di Fiabaterapia, condotti da Gianluca Bellia, hanno esaminato la fiaba del Brutto anatroccolo come dispositivo narrativo e simbolico per confrontarsi con i temi dell’identità, dell’esclusione e del riconoscimento. “Sono emerse esperienze vissute, intense, cariche di emotività, dubbi, ma anche risposte che ben rispecchiano la delicata fase della vita dei partecipanti. Si potrebbe dire molto - dichiara il dottor Bellia - ma basta citare uno dei giovani alunni, il quale ha concluso il laboratorio dicendo: è stata una giornata sfogativa”.

Tra i momenti salienti della prima giornata, la presentazione a cura dell’autore, il dottor Francesco Farinella, del nuovo libro “Le mirabolanti avventure dell’ispettore Tiprendosai”, una raccolta di simpatiche avventure ispirata a due nuove figure del panorama narrativo per l’infanzia: l’ispettore Tiprendosai appunto e il suo aiutante Romero. Di avventura in avventura i nostri eroi affronteranno ostacoli mai visti prima, porte misteriose attraverso cui entrare nei fantastici mondi che a nostra insaputa ci accompagnano nella vita di ogni giorno.

La seconda giornata è stata dedicata ad un percorso di formazione per docenti, educatori e genitori, condotto da Lucia Caruso e Francesco Farinella. È stato sottolineato come le fiabe siano l’espressione più pura e semplice dei processi psichici dell’inconscio collettivo e rappresentino gli archetipi nella forma più semplice, esercitando una risonanza emotiva molto forte.

Come diceva Calvino, ‘le fiabe sono vere’, poiché ricalcano i passaggi fondamentali dell’esistenza, addestrano alla vita, parlano di noi. La fiaba spiana dunque percorsi di autonomia, indica la strada per affrontare in modo più creativo le sfide della vita. La creatività diventa in tal modo cura e le narrazioni passano dall’inconscio individuale a quello collettivo, esorcizzando incubi inconsci, placando inquietudini. Alla stregua del mito e della leggenda, la fiaba è caratterizzata dal contenuto simbolico: ed è proprio questa sua peculiarità intrinseca a renderla una modalità di elezione soprattutto con i bambini, nel cui universo psichico proprio il ricorso al simbolo garantisce un accesso privilegiato. Dagli archetipi fiabeschi prende anche le mosse una psicologia contemporanea del femminile, capace di dare risposte autentiche a molti interrogativi della nostra epoca”, dichiarano all’unisono Lucia Caruso e Francesco Farinella.

Il Festival si è concluso con l’incontro di biblioterapia umanistica e shared reading “Leggere per leggersi dentro”. I libri nel percorso biblioterapeutico sono uno strumento di introspezione per promuovere benessere e conoscenza di sé: interrogarsi attraverso la lettura su se stessi e il mondo, modifica la sfera del sentire, espande la comprensione della realtà, rendendo il pensiero più flessibile.

Il meccanismo fondamentale su cui si fonda il potenziale valore “terapeutico” di un testo narrativo è quello dell’identificazione del lettore con le vicende, emozioni e pensieri dei personaggi, accedendo in tal modo a quelle parti in ombra o problematiche di sé. Tutte le attività sono state curate dall’Albero Filosofico, professionisti in pratiche filosofiche e relazioni d’aiuto.