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SEMIFINALE

Per le Malvinas, per Diego e per l'ultima di Leo: Argentina-Inghilterra più di una semplice partita

Il tabellone ha portato le due squadre a incontrarsi nuovamente in nuova sfida mondiale, rialimentando le antiche acredini. Il ct Scaloni prova a stemperare un'ambiente già caldo: «É solo un match di calcio»

13 Luglio 2026, 10:25

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Per le Malvinas, per Diego e per l'ultima di Leo: Argentina-Inghilterra più di una semplice partita

Ci sono partite che valgono una finale e altre che raccontano un pezzo di storia. Argentina-Inghilterra appartiene a una categoria a sé. La semifinale della Coppa del Mondo 2026 non mette in palio soltanto un posto nell'ultimo atto del torneo: riapre un libro lungo sessant'anni, fatto di rancori, rivincite, polemiche, capolavori e ferite che il tempo non ha mai davvero rimarginato.

Il destino, ancora una volta, ci ha messo lo zampino. Alla vigilia delle due sfide dei quarti è morto Antonio Rattin, il capitano dell'Argentina ai Mondiali del 1966, l'uomo che più di ogni altro rappresenta l'atto di nascita di questa rivalità. La sua espulsione nel quarto di finale di Wembley, ritenuta ingiusta dagli argentini, fu la scintilla che trasformò una partita in qualcosa di molto più grande.

Il 23 luglio 1966, davanti al pubblico londinese, l'Inghilterra eliminò l'Albiceleste per 1-0. Ma il risultato passò quasi in secondo piano. Il cartellino rosso mostrato a Rattin dall'arbitro tedesco Rudolf Kreitlein – senza che i due riuscissero nemmeno a comprendersi linguisticamente – provocò una protesta destinata a entrare nella storia. Il centrocampista argentino si rifiutò di lasciare il campo, si sedette sul tappeto rosso riservato alla famiglia reale e uscì soltanto dopo una lunga contestazione. Al termine della gara il commissario tecnico inglese Alf Ramsey impedì ai suoi giocatori di scambiare le maglie con gli avversari, definendoli "animals". Da quel giorno, per gli argentini, quella sarebbe rimasta per sempre la «partita degli Animals».

La rivalità, però, uscì definitivamente dai confini dello sport sedici anni dopo. Il 2 aprile 1982 la giunta militare argentina invase le isole Falkland, Malvinas per Buenos Aires, dando il via alla guerra contro il Regno Unito. Il conflitto durò poco più di due mesi, ma costò la vita a oltre 900 persone e lasciò un'eredità politica ed emotiva destinata a riflettersi inevitabilmente anche sul calcio.

Per questo, quando le due nazionali tornarono ad affrontarsi ai Mondiali del 1986, il mondo intero capì che non sarebbe stata una partita come le altre. Nei quarti di finale dello stadio Azteca Diego Armando Maradona consegnò alla leggenda due gesti opposti e complementari. Prima il gol segnato con la mano sinistra, il celebre "pugnetto furtivo" che lui stesso avrebbe poi ribattezzato la "Mano de Dios". Quattro minuti più tardi, lo slalom irresistibile partito da metà campo e concluso dopo aver saltato mezza difesa inglese: il "Gol del Secolo", probabilmente la rete più iconica nella storia dei Mondiali.

Da allora ogni incrocio tra Argentina e Inghilterra è stato inevitabilmente accompagnato da quei ricordi. Dalla rivincita inglese ai rigori nel 1998 fino al successo argentino nel 1986, ogni sfida è stata letta come il capitolo successivo di una storia che continua ad alimentarsi di memoria e simboli.

Oggi, quarant'anni dopo la notte dell'Azteca e sessant'anni dopo Wembley, le due nazionali tornano a sfidarsi in un Mondiale. Cambiano i protagonisti, cambiano gli allenatori, cambiano le generazioni di tifosi. Non cambia, invece, il significato di una partita che nessuno riesce a considerare soltanto calcio.