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NAZIONALE

Michael Kayode, il sogno azzurro diventa realtà

Dalla Serie D al Brentford: la scalata del ragazzo di Borgomanero fatta di sacrifici, crescita e la prima storica convocazione in nazionale maggiore

22 Settembre 2026, 14:40

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Michael Kayode, il sogno azzurro diventa realtà

Michael Kayode

Ci sono chiamate che valgono più di un nome scritto su una lista. Ci sono convocazioni che raccontano una storia intera: quella di un ragazzo che ha corso, aspettato, lavorato e continuato a crederci. Per Michael Kayode, quel momento è finalmente arrivato. Il telefono, la notizia, l'azzurro. E quel sorriso difficile da nascondere. Roberto Mancini lo ha inserito tra i 34 convocati per la Nations League: per il terzino del Brentford è la prima chiamata nella Nazionale maggiore.

«Le cose belle arrivano da sole, ha detto Kayode. É questo è senza dubbio il momento più bello della mia carriera. Ho saputo della convocazione dopo aver terminato il match di Premier League contro il Chelsea. Un’emozione unica, ripeto». Per il 22enne nato Borgomanero, in provincia di Novara, la chiamata in Nazionale maggiore è una ricompensa per un percorso costruito senza scorciatoie. Dal percorso nel settore giovanile della Juventus, alla decisione di lasciare il club bianconero per passare in serie D con la maglia del Gozzano. Una decisione obbligatoria per avere spazio. Una scelta che ha premiato. Michael è stato il primo 2024 ha segnare nella prima serie dilettantistica italiana. Un nuovo inizio che è servito a tracciare una strada: dalla trafila nelle nazionali giovanili alla Fiorentina, fino alla Premier League con il Brentford. Un viaggio fatto di crescita, sacrificio e occasioni conquistate sul campo. In Inghilterra Kayode ha trovato una nuova dimensione, misurandosi ogni settimana con alcuni dei migliori giocatori del mondo. Nella stagione 2025-26 è stato il calciatore italiano con più minuti giocati in Premier, arrivando anche tra i candidati al premio di miglior giovane del campionato. «Ho sempre pensato che nella vita non bisogna mai abbattersi. Scendere di categoria è stato importante per la mia formazione. In quel periodo, che ricordo con estrema felicità, ho avuto accanto una persona speciale: mister Antonio Soda. Grazie a lui sono cresciuto e migliorato. A 16 anni avere la fortuna di trovare un tecnico come lui fa tutta la differenza del mondo. Dunque, nessun rimpianto per aver lasciato la Juventus. Se non avessi fatto quella scelta, forse, oggi non sarei qui a coronare un sogno».

È questo il bello delle storie come la sua. Perché dietro una convocazione non ci sono soltanto una stagione in Premier, una grande partita contro il Chelsea o una rimessa laterale diventata ormai un marchio di fabbrica. C'è un ragazzo che ha trasformato il talento in lavoro quotidiano, che ha attraversato categorie e selezioni giovanili e che oggi si ritrova a un passo dal sogno più grande. E forse è proprio questo che rende speciale il momento: l’aver voluto con tutte le forze vestire la maglia Azzurra. «Da cosa nasce la mia voglia d’Italia? Per me è stata una scelta facile. Ho giocate in tutte le under azzurre e quindi era naturale che l’obiettivo fosse quello di arrivare alla rappresentativa maggiore. La Nigeria? Si, mi ha cercato, ma giocare con la maglia dell’Italia è un grande onore». Una Nazionale, anche se quella dell’Under 19, con cui ha già lasciato un segno indelebile per la memoria dei tifosi, ma anche per gli almanacchi. É stata sua la rete che ha permesso alla Nazionale di Bollini di battere il Portogallo è consentire all’Italia di diventare campione d’Europa. «Altro ricordo indelebile per me. Come il rapporto con mister Bollini, di cui non posso che avere bei ricordi e tante parole di ringraziamento».

Giovane, brillante e ambizioso, nel senso più positivo del termine, Kayode risponde anche alla domande se la Nazionale italiana, come successo già da tempo in altre nazionali, sia pronta ad abbracciare il concetto “multietnica”.  «Siamo in un mondo nel quale le culture si mescolano, quindi è ormai un fatto normale. Non ci vedo nulla di strano, anzi».