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Palermo

I veleni diesel fanno lievitare l'inquinamento: anche a Palermo

Di Redazione

ROMA- I "veleni" dei motori diesel fanno "lievitare" l’inquinamento in 4 città italiane (Milano, Torino, Roma e Palermo). Qui registrano concentrazioni di biossido di azoto (NO2) presso 39 istituti scolastici (asili o elementari) su 40 superiori ai 40 microgrammi al metro cubo, valore indicato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità per la protezione della salute umana. Lo rende noto Greenpeace.

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Come spiega il report dell’associazione «Ogni respiro è un rischio», il biossido di azoto, che negli ambienti urbani proviene per il 70-80% dal settore dei trasporti, e in massima parte dai diesel, «è classificato tra le sostanze certamente cancerogene. I suoi effetti patogeni sono principalmente a carico delle vie respiratorie, del sistema sanguigno, delle funzioni cardiache. È inoltre particolarmente nocivo sui bambini, cosa che spiega la tipologia di monitoraggio realizzata da Greenpeace». A causa dei ripetuti sforamenti dei valori massimi di concentrazione sia di particolato che proprio di biossido di azoto, l’Italia è attualmente sotto procedura d’infrazione da parte della Commissione europea. Domani il ministro dell’Ambiente Galletti sarà a Bruxelles per un confronto in extremis con Karmenu Vella, Commissario europeo per l'ambiente, prima che il nostro Paese venga deferito alla Corte Europea.

«La situazione riscontrata a Palermo, con concentrazioni al di sopra della soglia OMS nei pressi di nove scuole su dieci all’orario della prima campana, conferma un quadro che appariva già evidente: da nord a sud, le città italiane sono assediate dai veleni dei diesel. E i bambini, che sono i più colpiti dagli effetti patogeni di queste sostanze, sono tutto fuorché al riparo», dichiara Andrea Boraschi, responsabile della Campagna Energia e Clima di Greenpeace Italia. «Quanto evidenziato da Greenpeace, peraltro in linea con i valori delle reti di monitoraggio ufficiali - conclude - segnala non solo un grave problema di qualità dell’aria, quanto un’emergenza sanitaria diffusa che esige soluzioni urgenti».

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