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Metà autisti Ast teneva incassi dei biglietti: «Azienda non ci pagava»

E' accaduto nel 2015 e fino all'inizio del 2016. Ad accorgersi dell'ammanco, 170 mila euro, sono stati i passati vertici dell'Azienda siciliana trasporti. Gli autisti, sostenuti dai sindacati, sostengono che non si tratta di furto ma di sopravvivenza

Metà autisti Ast teneva incassi dei biglietti: «Azienda non ci pagava»

PALERMO - L’azienda dei bus non pagava gli stipendi, così metà degli autisti provvedeva a recuperare i soldi trattenendo per sé parte dell’incasso dei biglietti. Accadeva nel 2015 e fino ai primi mesi del 2016, all’Azienda siciliana trasporti (Ast), dove i vertici della passata gestione si sono accorti dell’ammanco, nella sede di Palermo, di circa 170 mila euro, e si sono rivolti - per decisione non unanime - alla Procura del capoluogo siciliano che ha aperto un’inchiesta. La questione riguarda più che altro il singolare metodo di recupero del dovuto, visto che i soldi sono stati recuperati.

Gli autisti della società, partecipata per l’intero capitale dalla Regione siciliana, si difendono spiegando che non avevano alcuna intenzione di rubare e che il loro, se era furto, lo era al solo scopo della sopravvivenza, visto che l’azienda a quel tempo non tirava fuori un centesimo, neanche la quota di cessione del quinto dello stipendio, lasciando che i nomi dei dipendenti finissero nella black list degli inaffidabili. La posizione degli autisti è sposata dai sindacati: «Parlare di furti è un grave errore - dice Amedeo Benigno, segretario regionale della Fit Cisl -. I dipendenti trattenevano i soldi perché non ricevevano gli stipendi e avvertivano l’azienda con comunicazioni scritte. Dov'è lo scandalo? Le indagini confermeranno che i lavoratori erano disperati e alla fame, in un’azienda in profonda crisi».


In analoghe situazioni, a Catania, Messina, Ragusa e Trapani, la magistratura ha deciso che non c'è reato. «Ai finanzieri abbiamo consegnato anche le sentenze del tribunale etneo che ha assolto i primi dipendenti - dice Massimo Finocchiaro, presidente dell’Ast -.  Il giudice ha scritto che si era in presenza di atto di necessità. I soldi sono stati recuperati tutti. C'è stato un tempo in cui non c'era un solo distributore di benzina in Sicilia disposto a dare una goccia di gasolio ai nostri mezzi. Adesso le condizioni sono migliorate: paghiamo gli stipendi e abbiamo acquistato 32 pullman nuovi. L’officina ha riaperto e le riparazione le facciamo "in house", con un risparmio importante. Prima, quando si guastava una lampadina in un mezzo dovevamo ricorrere ad aziende esterne e il bus restava fermo in officina 15 giorni; anziché la sola lampadina veniva sostituito l’intero fanale». L’Ast ha 850 dipendenti e, secondo i dati della Regione, riceve dall’amministrazione pubblica circa 37 milioni l’anno. 

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