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Palermo

Palermo, sequestrata la casa di campagna dell'ex pm Antonio Ingroia

Di Lara Sirignano

Il primo provvedimento gli è stato notificato venerdì scorso, mentre era all’aeroporto di Fiumicino. Alle 9.10 di mattina la Finanza ha comunicato all’ex pm Antonio Ingroia la decisione del gip di Palermo di disporre, a suo carico, un sequestro preventivo per equivalente di 151mila euro. Sui conti dell’ex magistrato, indagato per peculato dalla Procura del capoluogo, però, non ci sarebbe denaro sufficiente a "coprire» la somma. E si è reso necessario un secondo sequestro: stavolta della casa di campagna di Calatafimi. Nessun sigillo è stato messo all’immobile che, naturalmente, però, per il momento non potrà essere venduto.

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«Ho appreso ancora una volta dalla stampa del sequestro della casa di campagna», replica l’ex magistrato che parla di "accanimento» nei suoi confronti. «Se la notizia è vera chiedo immediatamente alla procura di Palermo - dice - il dissequestro dei miei conti correnti, quello mio personale e quello dello studio. Per quella abitazione avevo ricevuto una proposta di acquisto per un milione di euro. Immobile che non venderò mai al quale sono affezionato, visto che si tratta della terra e abitazione della mia famiglia».

«Siamo alla vigilia della sentenza del processo sulla trattativa Stato-Mafia - dice l’ex pm in un video pubblicato sul suo profilo You tube, prima del provvedimento di sequestro di oggi - ed è noto che io sono stato il pm padre di quella indagine e certamente non fa bene all’immagine di quel processo che colui che ha firmato la richiesta di rinvio a giudizio per tutti quegli imputati si ritrovi con un provvedimento cautelare. Non è un caso che abbiano festeggiato gli imputati di quel processo e i loro sponsor in ambienti politici, istituzionali e giornalistici. Io ho rispettato sempre la legge».

Il sequestro della casa di campagna è l’ultima puntata dei una vicenda cominciata mesi fa con l’avviso di garanzia. Anche allora, come è accaduto dopo il sequestro del denaro, l’ex pm ha lamentato di aver appreso del provvedimento dai media. Ma le cose non starebbero così: la notifica dei sigilli ai conti infatti è arrivata oltre un’ora prima della diffusione della nota alla stampa da parte degli inquirenti. Ma cosa contestano gli ex colleghi Piero Padova e Enrico Bologna a Ingroia? Due sono le accuse: essersi liquidato e intascato una indebita indennità di risultato da liquidatore, per tre mesi del 2013, della società regionale Sicilia e Servizi e l’essersi fatto rimborsare indebitamente spese di vitto e alloggio, sempre nella qualità di manager regionale, per 37 mila euro.

In 20 mesi di viaggi tra Roma, città in cui vive da quando ha lasciato la magistratura, e Palermo, dove ricopriva la carica Ingroia avrebbe pernottato in hotel di lusso come Villa Igiea, e frequentato locali glamour come il «Castello a Mare» dello chef Natale Giunta, tutti pagati dalla Regione. Indebitamente, dice la Finanza. Perché all’ex magistrato, in base a una indicazione dell’assessorato al Bilancio, sarebbero toccati solo i rimborsi dei trasporti, e non quelli per il vitto e l’alloggio la cui restituzione l’indagato si sarebbe autoassegnato con una delibera ad hoc.

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