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Mafia e Berlusconi, Di Matteo insiste ed è scontro con il legale di Dell'Utri

Il pm, ospite di Lucia Annunziata, è tornato a ribadire che la sentenza del processo sulla trattativa "ritiene che l'ex senatore forzista abbia fatto da cinghia di trasmissione nella minaccia mafiosa al governo anche dopo il '92»

Mafia e Berlusconi, Di Matteo insiste ed è scontro con il legale di Dell'Utri

Roma - E' sempre più scontro tra il pm Nino Di Matteo e gli esponenti di Forza Italia, avvocati compresi, sul ruolo di Dell'Utri a cui fa riferimento la recente sentenza del processo sulla trattativa Stato-mafia. Nei giorni scorso lo stesso Silvio Berlusconi aveva ritenute assurde le dichiarazioni del giudice palermitano e il partito aveva deciso di querelare.

"La sentenza è precisa e ritiene che Dell'Utri abbia fatto da cinghia di trasmissione nella minaccia mafiosa al governo anche nel periodo successivo all'avvento alla Presidenza del Consiglio di Berlusconi. In questo c'è un elemento di novità. C'era una sentenza definitiva che condannava Dell'Utri per il suo ruolo di tramite tra la mafia e Berlusconi fino al '92. Ora questo verdetto sposta in avanti il ruolo di tramite esercitato da Dell'Utri tra 'Cosa nostra' e Berlusconi". Lo ha detto il pm della Dna Nino Di Matteo, a proposito della sentenza sulla cosiddetta trattativa Stato-mafia, intervenendo alla trasmissione "1/2 ora in più" di Lucia Annunziata, in onda sui Rai tre.

 "Né Silvio Berlusconi, né altri hanno denunciato le minacce mafiose, né prima né dopo". "Nel nostro sistema costituzionale le sentenze vengono pronunciate nel nome del popolo italiano e possono essere criticate e impugnate. Il problema è che quando le sentenze riguardano uomini che esercitano il potere devono essere conosciute", ha aggiunto. "C'è una sentenza definitiva - ha spiegato - che afferma che dal '74 al '92 Dell'Utri si fece garante di un patto tra Berlusconi e le famiglie mafiose palermitane. Ora questa sentenza dice che quella intermediazione non si ferma al '92, ma si estende al primo governo Berlusconi, questi sono fatti che devono essere conosciuti".

«Spiace che il dottor Di Matteo rappresenti all’opinione pubblica una realtà riduttiva rispetto a quella effettiva. Con la sentenza che ha condannato Dell’Utri per il periodo precedente al 1992 ne è stata pronunciata anche una di assoluzione piena per i fatti successivi a quell'anno che riguardavano tutta la stagione politica e i rapporti tra Dell’Utri, la mafia, Berlusconi e Forza Italia. Rapporti che sono stati assolutamente esclusi». E’ la replica dell’avvocato Giuseppe Di Peri, legale di Marcello Dell’Utri alle dichiarazioni rese dal pm Nino Di Matteo alla trasmissione «1/2 ora in più» della Annunziata. Dell’Utri è stato condannato a 12 anni per minaccia a Corpo politico dello Stato nel processo sulla cosiddetta trattativa. «Tale sentenza - ha aggiunto il legale alludendo alla parte del verdetto che ha assolto l’ex senatore dalle accuse di concorso esterno per il periodo successivo al '92 - è ormai definitiva, mentre quella emessa dalla Corte d’assise sulla cosiddetta trattativa è ancora di primo grado».

Di Matteo, sempre nel corso dell'intervista su Rai3, ha poi aggiunto: "I carabinieri che hanno trattato sono stati incoraggiati da qualcuno. Noi non riteniamo che il livello politico non fosse a conoscenza di quel che accadeva. Ci vorrebbe "un pentito di Stato", uno delle istituzioni che faccia chiarezza e disegni in modo ancora più completo cosa avvenne negli anni delle stragi". 

"Quello che mi ha fatto più male è che rispetto alle accuse di usare strumentalmente il lavoro abbiamo avvertito un silenzio assordante e chi speravamo ci dovesse difendere è stato zitto. A partire dall' Anm e il Csm". 

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