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Termini Imerese, torna l'incubo lavoro per le tute blu: proteste e tavolo al Mise

La Blutec dovrà restituire 20 milioni a Invitalia, gli ex operai di Fca ora temono che salti il rilancio dell'automotive in Sicilia. Domani nuova manifestazione davanti ai cancelli dello stabilimento

Termini Imerese, torna l'incubo lavoro per le tute blu: proteste e tavolo al Mise

TERMINI IMERESE - Non c'è pace per gli ex operai di Fca, oggi Blutec, di Termini Imerese (Palermo). L’era di Blutec rischia infatti di tramontare prima ancora di sorgere proprio nell'anno, che, negli intenti, avrebbe dovuto segnare il rilancio dell'automotive in Sicilia col rientro in fabbrica delle ex tute blu di Fiat e dell’indotto. Almeno, stando a quanto indicato nell'accordo, siglato al Mise alla vigilia di Natale di quattro anni fa.

Gli operai quell'accordo lo ricordano bene, ci avevano quasi creduto. E invece oggi sono tornati a protestare davanti ai cancelli della fabbrica, mentre a Roma si consumava l’ennesimo tavolo sulla crisi ex Fiat, riaperta due anni fa col marchio Blutec. La società del gruppo Metec Stola dovrà restituire 20 milioni di euro ricevuti per l’unico progetto passato al vaglio di Invitalia: vale 94 milioni di euro e ha consentito finora la riassunzione di 120 ex operai per la realizzazione in 3D di componenti per auto. Oltre un mese fa, Invitalia ha avviato l'iter per la revoca del Contratto di Sviluppo, che comporta la restituzione dell’anticipo erogato: una decisione - viene spiegato - legata al fatto che Blutec non avrebbe fornito una sufficiente documentazione per dimostrare - come previsto dal contratto - il rispetto degli impegni presi sugli investimenti investimenti. Stando a quanto dice la Fiom, le risorse erogate da Invitalia sarebbero state utilizzate in modo diverso da quanto previsto nell'intesa.

Dal ministero dello Sviluppo, però, arrivano rassicurazioni. Fanno sapere che «i dirigenti della Blutec si sono impegnati con Invitalia a restituire il finanziamento già ottenuto e avviare il confronto per il nuovo piano di investimento». Eppure per i sindacati «rischia di saltare tutto», anche perché solo uno dei due progetti pensati per Termini Imerese ha avuto il via libera da Invitalia. Quello più ambizioso da 194 mln di euro, che avrebbe dovuto rilanciare l'automotive in Sicilia con la produzione di vetture elettriche, è invece rimasto al palo. Già martedì è in programma un nuovo vertice a Roma: Blutec entro il prossimo 23 maggio dovrà procedere al versamento del primo acconto a Invitalia e contestualmente predisporre un nuovo piano industriale che in seconda battuta sarà sottoposto alle parti sociali, al governo nazionale e al governo regionale. Ma per i sindacati il «percorso appare in salita».

«La società ha dichiarato di essere pronta a concordare una formula di restituzione rateale dell’anticipo ricevuto e pronta a negoziare un nuovo contratto di sviluppo che tenga conto delle modifiche nel frattempo apportate al piano industriale» fa sapere la Uilm, che parla di «un percorso difficile, che dovrebbe peraltro completarsi in tempi brevissimi per evitare che il progetto industriale si areni del tutto». Torna a chiedere il rispetto dell’accordo siglato quattro anni fa la Fiom, secondo cui «la crisi finanziaria e la attuazione del piano industriale e occupazionale di Blutec rischia di far saltare tutto». «A fine anno scade la cig per circa 500 operai ex Fiat ancora senza lavoro - dicono i metalmeccanici della Cgil, mentre quelli dell’indotto licenziati sono rimasti senza paracadute sociale». Più cauta la Fim Cisl. «E' necessario a questo punto per verificare la credibilità degli impegni assunti - osservano - aspettare la data di martedì per capire se ci sono le condizioni necessarie, sul piano finanziario, al completamento del piano industriale».

Parla di vertenza «infinita per tempistiche e modalità» il sindaco di Termini Imerese, Francesco Giunta, che in mattinata ha preso parte all'incontro romano. Intanto, nella cittadina alle porte di Palermo anche domani, giovedì 17, gli ex operai torneranno a riunirsi davanti ai cancelli della fabbrica in assemblea per capire quali azioni mettere in campo.

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